Che fine hanno fatto Erika e Omar?

20 luglio 2017 ore 11:23, intelligo
Novi Ligure è una ridente località che, al di là di quello che il nome lascia pensare, si trova in Piemonte, in provincia di Alessandria. E’ una cittadina operosa, con parecchie fabbriche e industrie che si dedicano al cibo, soprattutto alle realtà dolciarie, come la Novi, la Pernigotti, il gruppo Elah Dufour, e una popolazione mediamente borghese che vive immersa nel lavoro e nella tranquillità familiare. Uno scenario, insomma, per niente adatto a un efferato delitto di cronaca. Ciononostante, sono circa le 21.00 del 21 febbraio 2001 quando il silenzio della sera viene rotto dalle urla di una ragazza che vaga per strada invocando aiuto. 

Dalle case circostanti, in via don Beniamino Dacatra, quartiere novese del Lodolino, una zona residenziale di villette a schiera, la gente comincia ad affacciarsi alle finestre e qualcuno esce in strada, intercettando la ragazza che urla e notando che è completamente imbrattata di sangue. Immediatamente, arrivano le telefonate alle forze dell’ordine che mandano sul posto macchine di servizio.
Che fine hanno fatto Erika e Omar?
Ai carabinieri la ragazzina insanguinata, che dice di chiamarsi Erika De Nardo e di abitare in quella via al civico 12, racconta che in casa sua avrebbero fatto irruzione due extracomunitari – a sentire lei due albanesi di cui offre anche un sommario identikit – arrivati con lo scopo di rapinare ma che, alla fine, avrebbero ucciso sua madre Susy Cassini e il suo fratellino undicenne Gianluca De Nardo mentre lei, approfittando della mattanza in atto, era riuscita a sfuggire ai due assassini scappando dal garage della villetta.  In effetti, i carabinieri subito entrati nella casa dei De Nardo, si trovavano davanti a una scena raccapricciante. Il cadavere di Susy Cassini giace nella cucina a soqquadro, immerso in una pozza di sangue. Al piano di sopra, invece, nella vasca da bagno piena d’acqua, viene rinvenuto il corpo senza vita dell’undicenne Gianluca. Dall’esame autoptico subito effettuato, si scoprirà che Susy Cassini è stata uccisa da 40 coltellate, mentre ce ne sono volute ben 57 per uccidere il piccolo Gianluca. 
La notizia dell’efferato duplice-omicidio perpetrato in una tranquilla casa borghese di una tranquilla  cittadina tra gente tranquilla, si sparge a Novi Ligure in un attimo e trascina tutti nella caccia ai presunti assassini tanto che, viene individuato un giovane albanese corrisponde alla descrizione fatta  da Erika. Il fermato, però, e per sua fortuna, ha un alibi di ferro e viene rilasciato nel giro di poche ore così come, sempre nel giro di poche ore, e già a una prima sommaria indagine delle forze dell’ordine, la versione di Erika De Nardo non sta in piedi.  

Si comincia con i due cani dei De Nardo che, a detta di tutti i vicini, quella sera non avevano mai abbaiato, per proseguire con il fatto che nessun rumore strano era arrivato dalla villetta, se non la musica dello stereo di casa a tutto volume. Anche le gocce di sangue e la ricostruzione delle due aggressioni non corrispondono a quanto detto dalla ragazzina, così come la fuga della stessa dai presunti aggressori, ritenuta fin troppo facile. Senza contare poi che le armi usate per il delitto sono coltelli da cucina della casa. Nel frattempo, si indaga su Erika e sul fidanzatino di lei, tale Omar, un ragazzo che proprio la sera del delitto sarebbe stato notato da un passante mentre si allontanava in motorino da casa De Nardo coi pantaloni sporchi di sangue.
I due ragazzi vengono fermati e portati nella vicina caserma dei carabinieri dove, volutamente, vengono lasciati soli in una specie di saletta che in realtà brulica di microspie e telecamere. Così, ben presto, i carabinieri posso assistere al dialogo tra i due e alla loro ammissione di colpevolezza. Ne esce fuori una storia allucinante. Erika è solo una ragazzina viziata che mal sopporta il controllo dei genitori, che ha poca voglia di studiare, che a 16 anni già vorrebbe fare come gli pare e che nutre anche una certa avversione nei confronti del fratellino minore, che invece è un ragazzino tranquillo e ubbidiente. Così, con il supporto di un fidanzatino, il diciassettenne Omar, che i genitori  di lei non vedeno di buon occhio, Erika ha deciso di sbarazzarsi della famiglia infatti, originariamente, era previsto anche l’omicidio del padre che poi non si concretizzerà solo per questioni di tempo e organizzazione.

La ricostruzione dei fatti viene demandata ai RIS perché, una volta scoperto chi erano stati davvero gli autori del duplice omicidio, Erika e Omar aveva cominciato a scaricare le colpe l’una sull’altro, rendendo impossibile dare credito all’una o all’altra versione.  Comunque, alla fine, la sequenza del delitto, è chiara. Susy e Gianluca rientrano  in casa alle 19,30 dopo la partita di basket del bambino, che si stava preparando per la  notte, quando arrivano Erika e Omar. Il ragazzo si nasconde nel bagno del piano di sotto mentre Erika raggiunge la madre in cucina dove tra le due scoppia  un alterco. A quel punto, prima ancora di indossare i guanti, la ragazza afferra un coltello e colpisce Susy con un fendente, ne nasce una colluttazione dove la donna tenta di difendersi, ma arriva anche Omar, e la poveretta viene sopraffatta e colpita ripetutamente e in modo tanto violento da rompere addirittura il tavolo da pranzo. Omar, in seguito, dirà che le ultime parole di Susy sono state di perdono per la figlia con la preghiera di non fare del male al fratellino. 

Gianluca, però, attirato dai rumori è sceso al piano di sotto e ha assistito a tutta la scena poi, mentre tenta di scappare, la sorella lo ferisce con una coltellata. Immobilizzato il ragazzino, i due tentano di calmarlo portando al piano superiore con la scusa di medicarlo mentre una volta giunti in bagno e aver provato a fargli bere un topicida, tentano prima ad affogarlo nella vasca da bagno e poi uccidono anche lui a coltellate. Finita la mattanza, i due assassini discutono fino al litigio: Erika vorrebbe che Omar aspettasse il ritorno di suo padre per farla finita anche con lui. Omar, ormai stanco, decide invece di andarsene ed esce di casa ancora tutto insanguinato proprio quando verrà visto dal testimone.
Messi alle strette, i due confessano il loro terribile crimine cercando di scaricare sulle spalle dell’altro quante più responsabilità possibili. Arrivano i processi e il 14 dicembre del 2001 Erika e Omar vengono condannati in primo grado dal tribunale dei Minorenni di Torino rispettivamente a 16 e 14 anni di reclusione, sentenze confermate dalla prima corte d’Appello il 30 maggio 2002 e in Cassazione il 9 aprile 2003.  La domanda che si pongono a quel punto gli italiani è: premesso che i due all’epoca dei fatti erano minorenni, ma perfettamente in grado di intendere e volere, quelle condanne fanno davvero giustizia se già nel 2006 alcuni settimanali diffondono immagini di Erika in permesso dal carcere mentre gioca una partita di pallavolo di un torneo? In più, partono gli sconti di pena e già il 3 marzo 2010 Omar è scarcerato grazie all’indulto e alla buona condotta, avendo così scontato per due efferati omicidi premeditati solo 9 anni. Subito dopo, Omar ha trovato lavoro come barista, e ha continuato gli studi per arrivare a diplomarsi e poi a sposarsi con la sua nuova fidanzata da cui ultimamente ha avuto un bambino. 
L’anno seguente, viene scarcerata anche Erika che così, anche lei che, nel frattempo, in carcere si è laureata in filosofia. Da aggiungere che già da tempo la De Nardo non era più in prigione, ma affidata alla comunità Exodus di don Mazzi. Poco dopo il ritorno in libertà, Erika ha conosciuto la nuova moglie di suo padre ed è andata a vivere a Lonato in un immobile di proprietà della famiglia, esprimendo il desiderio di andare a insegnare in una scuola del Madagascar. 

Desiderio che deve essere rientrato dopo poco perché nel 2013 Erika si lamentava di non trovare lavoro a causa del suo passato e perciò veniva assunta (così da notizie di cronaca) a tempo indeterminato come segretaria in un’industria edile di Rieti, suscitando non poche polemiche visto i tanti giovani onesti che non trovano lavoro in Italia. Comunque, anche l’esperienza di Rieti è durata poco perché già a settembre del 2013 fino al marzo 2015 Erika avrebbe lavorato in un negozio di dischi e strumenti sempre a Lonato, negozio attualmente chiuso ma che sembra appartenesse al suo nuovo fidanzato.  
Oggi, come trapela da un’intervista rilasciata da Erika a Grazia Longo per La Stampa, la ragazza vive momenti non facili. “Basta non ne posso più. Io non sono più quella ragazzina, sono cambiata. Eppure non posso lavorare, non posso guadagnarmi da vivere come gli altri. E sa perché? Perché alla fine arriva sempre qualcuno che mi riconosce e mi dà il tormento”. 

di Anna Paratore

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