Bankitalia a Otto e Mezzo, l'affondo di Renzi contro Visco per tornare rottamatore

20 ottobre 2017 ore 10:30, intelligo
“Se il governo vuole cambiare il governatore della Banca d’Italia lo farà. Ma il funzionamento della Banca d’Italia non è stato un granché. Si può dire?”. Matteo Renzi, a Otto e Mezzo, su La7 dice la sua sul caso Visco e sull’affondo del Pd contro il governatore. “Me lo domando anch’io» perché ci sia stata questa levata di scudi a favore di Visco, risponde quando gli viene chiesto il motivo del clamore mediatico. “Mi sono chiesto: ma cosa ho toccato? Non so se sono poteri forti, ma tra stare coi cittadini o coi banchieri non ho dubbi”.

Di certo il conflitto istituzionale aperto dal segretario del Pd contro il governatore della Banca d’Italia mantiene un esito incerto. Renzi con la sua sortita ha battuto un colpo e messo in circolo l’ipotesi della sostituzione di Visco, ma la legge parla chiaro. L’articolo 19, comma 8 (legge 262 del 2005) prevede una procedura rinforzata per la nomina ed eventuale revoca del governatore della Banca d’Italia. La proposta compete al Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. La nomina è quindi disposta con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Organo collegiale composto dai 13 membri cui spetta il controllo di tutta l’attività dell’Istituto.
Bankitalia a Otto e Mezzo, l'affondo di Renzi contro Visco per tornare rottamatore
Il segretario del Pd, quindi, non ha la forza per poter agire da solo ma deve interfacciarsi con altri alti soggetti istituzionali. Inevitabilmente il suo affondo è stato letto come una mossa in chiave di campagna elettorale, come la contromossa rispetto al nervo scoperto delle banche, con i casi MPS e Banca Etruria che ancora bruciano sulla pelle di migliaia di piccoli risparmiatori. Una sorta di anticipo per spiazzare i Cinquestelle e la Lega, pronti a sfoderare l’arma dei rapporti Pd-banche in campagna elettorale. 
Difficilmente, però, il Capo dello Stato potrà offrire la sua sponda rispetto a questa procedura anomala, anzi Sergio Mattarella ha ribadito il valore dell'indipendenza e dell'autonomia di Bankitalia. E sfiduciare il governatore di Bankitalia con una mozione (che, dopo le correzioni in corsa si limita ad accennare a una “nuova fase”) della sola Camera dei deputati appare obiettivamente complicato. Renzi a questo punto mette le mani avanti: “Se Gentiloni e Mattarella confermeranno Visco a Bankitalia non sarà una sconfitta per me perché io non ho fatto un discorso di nomi. Io sono sempre il solito, non è che sono nato rottamatore e sono diventato il difensore delle magagne del sistema. Un partito di sinistra come il Pd tra stare con il governatore e con i banchieri e stare con il ceto medio, ha il diritto di stare con il ceto medio. Il Pd deve stare con i risparmiatori".

Insomma Renzi al di là dell’opportunità o della fattibilità della sua mossa, si espone e ne rivendica la “sincerità”. In sostanza cerca di strapparsi di dosso quella veste istituzionale che evidentemente ritiene possa averlo danneggiato in questi mesi e cerca di riprendersi la pancia dell’elettorato. E’ il recupero last-minute dell’identità del 2014, quella del politico anti-sistema disposto a tutto pur di rompere gli schemi e intaccare le vecchie ritualità. Un ritorno del vecchio Renzi per sparigliare e riprendersi la scena. In attesa che le urne siciliane prima e quelle nazionali poi emettano il loro verdetto.
autore / intelligo
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