Autonomia Lombardia e Veneto, per capire il voto: quorum, orari e quesiti

20 ottobre 2017 ore 13:29, Luca Lippi
In quanti hanno realmente compreso il valore del referendum promosso in Veneto e Lombardia? Sicuramente quasi tutti, ma quanti sanno relamente di che autonomia si parla? Il quesito referendario, è una cosiddetta ‘domanda aperta’ (nella scheda della Regione Veneto addirittura ‘spalancata’). Non esiste, nel quesito, alcun specifico riferimento su una materia in particolare. Quello su cui si è chiamati a esprimere il proprio voto è semplicemente il contenitore di competenze nel quale ricavare spazi di manovra, e cioè l’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. È qui e anche nell’articolo seguente, che risiedono le rivendicazioni di autonomia della Lombardia e del Veneto. In estrema sintesi, le due Regioni chiedono maggiore autonomia sulle materie per le quali già vige la legislazione concorrente, ovvero le materie sulle quali la competenza dello Stato non è esclusiva.
Autonomia Lombardia e Veneto, per capire il voto: quorum, orari e quesiti

Il referendum voluto dai governatori leghisti per le Regioni Lombardia e Veneto si svolgerà il 22 ottobre prossimo.  Si tratta di un referendum ‘consultivo’ e non è affatto una richiesta di secessione. Il referendum chiede semplicemente ai cittadini delle due Regioni se sono favorevoli a una maggiore autonomia.  
Se vincerà il “Sì”, Lombardia e Veneto non avranno automaticamente più autonomia, semplicemente acquisiranno maggiore forza in sede di trattativa con lo Stato centrale che comunque mantiene tutte le sue caratteristiche di sovranità. Quindi il referendum assume una connotazione più politica, Roberto Maroni e Luca Zaia utilizzeranno il consenso popolare come ‘arma’ per aumentare la forza contrattuale sul tavolo delle trattative con il governo per chiedere maggiore autonomia su diversi temi, soprattutto quello fiscale, per le due regioni. 

IL QUESITO REFERENDARIO
In Lombardia, il quesito posto agli elettori è: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. In Veneto, la domanda è più breve: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

COSA PREVEDE LA COSTITUZIONE
La Costituzione consente a tutte le Regioni di chiedere al Governo più materie di competenza. I referendum di Lombardia e Veneto si fonda su questo. La norma è prevista dall’articolo 116 del Titolo V, quello inerente l’ordinamento dello Stato e il rapporto con le Regioni. È in assoluto la prima volta che viene utilizzato. Dunque la procedura per la richiesta di maggiore autonomia può essere avviata da qualsiasi Regione. Dopo il raggiungimento di un accordo con lo Stato, questo deve essere approvato da Camera e Senato a maggioranza assoluta.

TUTTE LE MATERIE DELL’ART. 116 e 117
Il referendum serve, dunque, esclusivamente a offrire ai governatori delle due Regioni di poter trattare maggiore autonomia nei seguenti ambiti:
-rapporti internazionali e con l’Unione europea
-commercio estero
-tutela e sicurezza del lavoro
-istruzione (esclusa quella professionale)
-ricerca
-tutela della salute
-protezione civile
-governo del territorio
-porti e aeroporti civili
-reti di trasporto e di navigazione
-produzione
-trasporto e distribuzione dell’energia
-previdenza complementare e integrativa
-coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
-valorizzazione dei beni culturali e ambientali
-casse di risparmio e casse rurali. 
Tolte le materie di cui sopra, lo Stato può concedere alle Regioni una maggiore autonomia (seppure materie di esclusiva competenza dello Stato):
-sull’organizzazione della giustizia di pace
-norme generali sull’istruzione
-tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. 
Ricordiamo che la materia riguardante le tasse rimane (indipendentemente dall’esito referendario) di competenza esclusiva dello Stato. L’articolo 117 della Costituzione, infatti, fa esplicito riferimento al “sistema tributario e contabile dello Stato”, all’”armonizzazione dei bilanci pubblici” e alla “perequazione delle risorse finanziarie” come prerogative esclusive dello Stato

COME E CHI PUO’ VOTARE
-Al referendum potranno partecipare tutti gli iscritti alle liste elettorali della Lombardia o del Veneto
-Sarà possibile votare solo presentandosi di persona al seggio della sezione elettorale nelle cui liste si è iscritti.
-Durante la giornata referendaria del 22 ottobre le urne saranno aperte con i seguenti orari: dalle 7 alle 23.
-In questo tipo di referendum non è previsto un quorum, cioè un numero minimo di votanti affinché il referendum sia valido. Quindi a prescindere da quante persone avranno partecipato ci sarà la vittoria dei Sì oppure dei No.

IL VOTO ELETTRONICO SOLO IN LOMBARDIA – ISTRUZIONI
In Lombardia, e solo in Lombardia, il governatore Roberto Maroni ha voluto lanciare la sperimentazione del voto attraverso Tablet. In questo modo la Lombardia si pone come la Regione per sperimentare la forma elettronica di votazione, eliminando carta, urne e quanto di ingombrante e costoso ha sempre caratterizzato le consultazioni elettorali. A tele proposito riportiamo l’immagine di come si deve esprimere il voto elettronico riproducendo l’immagine come riportata dal sito varesenews.

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autore / Luca Lippi
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