Bose e cuffie spia finiscono in Tribunale: dati utenti rivenduti

21 aprile 2017 ore 16:58, Micaela Del Monte
Bose, la nota marca di cuffie, è finita in Tribunale a causa di un accusa lanciata da Kyle Zak e che vedrebbe gli auricolari "colpevoli" di spiare e raccogliere dati sensibili. Il protagonista di questa storia ha comprato un paio di cuffie wireless Quite Comfort 35 ma poi si è accorto che l’app di Bose chiedeva l’inserimento di alcuni dati sensibili. Informazioni che poi sarebbero state cedute a terze parti. Nello specifico, sarebbero state cedute a terze parti, informazioni come le canzoni e le tracce audio ascoltate.  

Bose e cuffie spia finiscono in Tribunale: dati utenti rivenduti
CONSULENZA LEGALE -
Kyle Zak ha, quindi, chiesto una consulenza legale per dare il via ad una class action perché secondo lui la Bose viola la privacy delle persone quando ascoltano la musica. Nella class action si afferma che questa pratica di profilazione illecita riguarderebbe le cuffie Quiet Comfort 35 ma vengono citati anche altri prodotti compatibili con Bose Connect. Nel caso in cui il colosso della musica fosse ritenuto colpevole la multa che dovrebbe pagare potrebbe aggirarsi sui 5 milioni di dollari. “Le aziende devono essere trasparenti riguardo i dati che raccolgono e soprattutto devono ottenere il consenso dei loro clienti, prima di ricavare denaro dal loro trattamento”, ha spiegato a Fortune l’avvocato Jay Edelson.k yle Zak ha dunque deciso di portare Bose davanti al Tribunale puntando il dito sui modelli di cuffie e microfoni QuietComfort 35, QuietControl 30, SoundLink Around-Ear Wireless Headphones II, SoundLink Color II, SoundSport Wireless e SoundSport Pulse Wireless. Inoltre Zak ha anche chiesto l’immediata sospensione della raccolta dei dati.

L'ACCUSA - Il problema principale, secondo l’accusa, è la categorizzazione dei clienti. Chi ascolterà file di preghiere islamiche verrà etichettato come islamico, per esempio, magari senza che questa sia la verità. "Nessuno si sentirà più tranquillo indossando queste cuffie — ha dichiarato il legale di Zak — perché mentre pensa di avere un momento di relax tutto per sé, invece sta fornendo, involontariamente, molte informazioni personali". 

LA RISPOSTA - Dal canto suo Bose è intervenuta affermando che nessuna informazione è mai stata venduta a terzi o utilizzata per schedarli. La causa, comunque, andrà avanti e sarà interessante capire come si concluderà visto il tema delicato della raccolta e dell’uso dei dati degli utenti.

ALTRE SPIE - Quella delle cuffie Bose però non è l'unica accusa di "spionaggio" degli utenti. Qualche tempo fa in Germania era finita sulla graticola la bambola Cayla. In molti hanno infatti pensato che il microfono e la connessione bluetooth integrati al giocattolo si prestino a essere uno strumento per spiare, per questo la bambola è stata messa al bando dall'agenzia federale tedesca che regolamenta le telecomunicazioni, la Bundesnetzagentur. "Oggetti che nascondono telecamere o microfoni e che possono trasmettere dati inavvertitamente minacciano la sfera privata delle persone", affermò in una nota il presidente dell'agenzia, Jochen Homann. 

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