Lotta all'asma, c'è il pericolo insaccati: ricerca svela il nesso invisibile

21 dicembre 2016 ore 19:26, Andrea Barcariol
Che gli insaccati non siano una mano santa per la salute è cosa nota da decenni. Che potesse invece peggiorare i sintomi dell'asma è un'assoluta novità. E' quanto emerge da uno studio francese pubblicato su 'Thorax', che ha osservato una sofferenza superiore nei pazienti con la malattia respiratoria che consumavano più di 4 porzioni a settimana di carne processata. Gli autori ipotizzano un ruolo dei nitriti di cui i salumi sono ricchi, che potrebbero pesare sull'infiammazione delle vie aeree tipica della patologia. Il condizionale però è ancora d'obbligo: il nesso è ancora tutto da verificare, spiegano i ricercatori, precisando che sono molti e diversi i fattori implicati in una complicazione del quadro asmatico e che servono ulteriori studi.  I ricercatori hanno preso in esame le cartelle cliniche di quasi mille adulti di cui erano note le abitudini alimentari: in fatto di salumi, ad esempio, è emerso un consumo medio di 2,5 porzioni a settimana. Nella prima tornata di visite di controllo, effettuate tra il 2003 e il 2007, il 42% dei partecipanti aveva dichiarato di aver avuto sintomi asmatici: circa il 50% aveva fumato, il 35% era sovrappeso e il 9% era obeso.

Lotta all'asma, c'è il pericolo insaccati: ricerca svela il nesso invisibile
Al secondo giro di visite di controllo, fatte tra il 2011 e il 2013, il 20% dei pazienti aveva accusato un peggioramento dei sintomi. Aveva meno fiato il 14% dei pazienti che mangiavano pochi salumi (circa una porzione a settimana), il 20% di coloro che mangiavano fino a quattro porzioni di affettati alla settimana, e il 22% di quelli che si abbuffavano con più di quattro porzioni a settimana.
I dati sono stati corretti per 'depurarli' da possibili elementi confondenti legati a fumo, attività fisica, età, sesso e livello di istruzione, ed è così emerso che gli asmatici più golosi di insaccati (consumo superiore a 4 porzioni a settimana) avevano una probabilità del 76% maggiore di sperimentare un peggioramento dei sintomi rispetto a chi dichiarava il consumo più basso di carni processate (una porzione a settimana o meno).
In Italia, si stima che ogni anno circa 9 milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie derivanti dalla presenza di pollini nell’aria e quattro milioni di essi ricorrono a cure. Si calcola che circa il 15-20% della popolazione italiana soffre di allergie, fenomeno in crescita, soprattutto tra i più giovani e le donne.
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