Offese la Cirinnà, padre Livio sospeso da ordine giornalisti è un caso

21 giugno 2017 ore 14:33, Americo Mascarucci
L’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha sospeso il direttore di Radio Maria padre Livio Fanzaga per alcune frasi pronunciate contro la senatrice Monica Cirinnà relatrice del disegno di legge sulle unioni civili. L'episodio risale al 3 febbraio 2016 proprio mentre in Italia divampava il dibattito sulla legge che riconosceva le unioni gay e inizialmente sembrava anche regolamentare attraverso la stepchild adoption l’adozione dei bimbi da parte delle coppie dello stesso sesso (provvedimento che alla fine fu stralciato). La sospensione avrà la durata di sei mesi.
Offese la Cirinnà, padre Livio sospeso da ordine giornalisti è un caso

IL CASOPadre Livio dai microfoni di Radio Maria parlando della Cirinnà che gioiva per essere riuscita a far approvare la legge che riconosceva le unioni gay disse testualmente: "Questa qui mi sembra un pò la donna del capitolo diciassettesimo dell'Apocalisse, la Babilonia insomma, che adesso brinda con prosecco alla vittoria. Signora arriveranno anche i funerali, stia tranquilla. Glielo auguro il più lontano possibile, ma arriverà anche quello".
La Cirinnà presentò un esposto ad Agcom, Fnsi, Unione Cattolica della Stampa Italiana ed Ordine dei giornalisti per chiedere la sospensione di Padre Livio. Fu aperto un procedimento disciplinare contro il religioso informato della verifica in corso "per la violazione delle norme deontologiche che presiedono la professione e in particolare dell'articolo 2, comma 1 della stessa legge, per aver tenuto un comportamento lesivo della professione nell'inosservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui; dell'articolo 9 del codice deontologico, laddove nell'esercitare il diritto dovere di cronaca il giornalista è tenuto a rispettare il diritto della persona alla non discriminazione per razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali".
A dare notizia della sentenza il quotidiano Libero che sta conducendo un’altra battaglia contro la sospensione di Filippo Facci disposta dallo stesso Ordine in seguito ad alcune frasi ritenute offensive sull’Islam. 
Ovviamente Padre Livio ha sbagliato a pronunciare quelle frasi anche perché non era certo necessario ricorrere ai paragoni dell’Apocalisse o fare macabre considerazioni sui funerali per criticare la Cirinnà e la sua legge. Poteva usare ben altri argomenti meno offensivi e molto più efficaci. Ciò premesso va anche detto che di uscite infelici  da parte di giornalisti se ne leggono e se ne sentono tante e non sempre vengono sanzionate con la stessa fermezza. Attacchi mirati alle persone, vignette allusive, titoli a doppio senso o paragoni a sfondo sessuale, quante di queste cose si sono viste in questi anni su giornali e televisioni a scapito di esponentio politici soprattutto donne. 
Il rischio è quello di far passare il messaggio che si può scrivere di tutti e di tutto, usare espressioni forti e pungenti verso chiunque in nome del diritto di opinione, di critica o di satira, tranne che quando la critica, la satira o il linguaggio colorito, riguarda determinate categorie; gli islamici come nel caso di Facci, o il mondo Lgbt nel caso di Padre Livio. Alla fine insomma la mannaia delle regole e della deontologia rischia di essere vista come una "clava a senso unico". E questo senza alcuna giustificazione nei confronti di Padre Livio. 

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