Italiana arrestata a Istanbul, pronta l'espulsione: troppo sensibile alla causa curda

21 marzo 2016 ore 16:49, Americo Mascarucci
Una cittadina italiana è stata fermata sabato sera dalla polizia turca in un internet café di Istanbul con l'accusa di aver pubblicato sui social network materiale di propaganda a favore del PKK curdo, considerato da Ankara un'organizzazione terroristica. 
Lo confermano all'Ansa fonti consolari. Si tratta della 24enne milanese Giovanna Lanzavecchia. 
Secondo quanto si è appreso Giovanna era arrivata in Turchia venerdì e alloggiava in un albergo di Sultanahmet. 
Le accuse per la giovane milanese sono pesanti e, secondo i media turchi filo governativi, sarebbe ritenuta responsabile anche di aver pubblicato sui social foto di combattenti armati del Pkk. 
Il passo successivo, dopo la detenzione, potrebbe essere l’espulsione e il rimpatrio in Italia, anche se la situazione è poco chiara e viene monitorata costantemente dalla Farnesina.
Il padre di Giovanna, Marco, intervenuto a Effetto Giorno, su Radio24, riferisce che forse la figlia potrebbe essere espulsa e rispedita in Italia già mercoledì. 
"Devo dire – ha rivelato il padre - che la ragazza non è in carcere ma è in un centro di espulsione e identificazione per stranieri, è in una cella singola ed è trattata bene. Al consolato sono professionali, gentili, hanno dato informazioni precise e puntuali, questo è quello che mi sento di dire".
"Giovanna - ricorda ancora l'uomo - Era arrivata la sera prima dell’arresto. La sua intenzione era quella di passare qualche giorno lì perché comunque già conosce Istanbul". 
Secondo indiscrezioni la giovane avrebbe avuto intenzione di partecipare a Dyarbakyr ai festeggiamenti per il capodanno curdo che le autorità, a causa del rischio attentati hanno vietato. 
"Era un’intenzione che aveva manifestato prima. Ma poi, ultimamente, parlandone e visto la situazione come era - riferisce ancora il padre - ha convenuto che la cosa non era tanto opportuna. E dopo l’attentato che c’era stato la mattina ha avvertito che la situazione anche a Istanbul non era bella. Infatti aveva già acquistato un biglietto aereo per ritornare su Berlino immediatamente. Quindi noi l’aspettavamo praticamente per il giorno dopo".
Invece Giovanni non è tornata e sabato sera ha chiamato la sorella informandola di essere stata arrestata.
Una solidarietà, quella manifestata per la causa curda che probabilmente comporterà per lei il divieto in futuro di rientrare in Turchia. Ma forse lei stessa dopo quanto avvenuto rinuncerà a tornarci. Anche se come sostiene il padre la solidarietà sarebbe stata più per fini umanitari che per ragioni di ordine politico. Ma nella Turchia di Erdogan "chi tocca i curdi muore". E non sempre in senso soltanto metaforico. 




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