Flashmob e rabbia social contro Poletti: "Le scuse non bastano"

22 dicembre 2016 ore 13:55, Andrea Barcariol
E' sempre più bufera su Giuliano Poletti dopo le frasi choc sui ragazzi che sono andati all'estero in cerca di lavoro. In Senato è stata depositata una mozione di sfiducia nei confronti del ministro del Lavoro Giuliano Poletti a firma Sinistra Italiana, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e parte del gruppo misto, mentre davanti al dicastero di via Veneto è andato in scena un flash mob di protesta da parte di una trentina di ragazzi del mondo della ricerca e associativo. Non sono bastate le scuse del ministro in un video: "So di aver sbagliato" a fermarli. Quella frase proprio non è andata giù: "Se 100mila giovani se ne sono andati dall'Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola'. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi". Un'uscita infelice che da subito aveva scatenato vibrate proteste e riferimenti al figlio di Poletti che si è difeso parlando con il quotidiano La Stampa: "Io privilegiato? Non direi proprio. Lavoro part time come direttore di un settimanale e guadagno 1800 euro al mese. Siamo una cooperativa, nel 2015 ci siamo tagliati gli stipendi per non lasciare a casa nessuno".

Flashmob e rabbia social contro Poletti: 'Le scuse non bastano'
I manifestanti si sono riuniti intorno alle 13  per regalare al titolare della delega al Lavoro un biglietto aereo di "sola andata" con destinazione "a quel Paese". Sui social network l’iniziativa è accompagnata dal hashtag #PolettiFuoriDaiPiedi. "Su Poletti e sul suo governo (il ministro è stato appena confermato da Gentiloni ndr) grava la responsabilità del fallimento del Jobs Act che ha portato a un incremento della precarietà - spiega un manifestante -  Lo dimostrano i dati dell’Istat che indicano un aumento del 32% nell’utilizzo dei voucher come strumento di retribuzione". Voucher su cui si è espresso anche Speranza: "Li tolga o sarà sfiducia", in una lettera aperta inviata al ministro del Lavoro e pubblicata sul suo blog dell’Huffington post.


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