Petrolio giù, crollo del prezzo a 30$ a chi conviene?

22 febbraio 2017 ore 15:53, Micaela Del Monte
La maggior parte degli analisti pare convinta del fatto che il prezzo del petrolio continuerà a salire grazie all'implementazione del tagli imposti dall’OPEC, mentre alcuni si dicono pronti a dover fronteggiare un nuovo crollo a $30 a barile. Sul fronte rialzista, le previsioni degli analisti si basano in particolar modo su quanto affermato dall’EIA in merito alla domanda mondiale di greggio che nel 2017 dovrebbe salire di 1,2 milioni di barili al giorno. A rafforzare le previsioni rialziste degli analisti ci sono poi i tagli OPEC che hanno fatto volare il prezzo del petrolio. I paesi produttori hanno già implementato il 90% di quei tagli e hanno così ridotto l’output contribuendo ai tentativi di bilanciamento del mercato.

Petrolio giù, crollo del prezzo a 30$ a chi conviene?
Le previsioni ribassiste degli analisti però, appaiono ad alcuni altrettanto valide. Queste si basano soprattutto sui dati provenienti dagli USA che non solo hanno mostrato un aumento record delle scorte di greggio, ma hanno anche messo in luce l’incremento dell’attività estrattiva da parte dei produttori americani. Come accade ogni anno, le scorte tendono a diminuire con la stagione estiva, ma nel 2016 la flessione delle giacenze è stata osservata solo a maggio inoltrato il che non ha impedito il crollo del prezzo del petrolio.

A favore delle previsioni ribassiste degli analisti è stata citata anche la nuova amministrazione Trump, favorevole ad un incremento dell’attività di estrazione e propensa alla deregolamentazione e all’eliminazione dei vincoli sulle compagnie petrolifere. Tutto ciò potrebbe davvero portare ad un nuovo crollo del prezzo del petrolio, anche fino a quota $30.

Non è detto però che la spinta al rialzo, nonostante l’impegno dell’Opec, riesca a ristabilire strutturalmente il prezzo del petrolio.
Anche se i Paesi dell’Opec terranno fede alla promessa di tagliare la propria produzione nei primi due o tre mesi del 2017, è improbabile che si continui ulteriormente. La situazione fiscale dei Paesi produttori di petrolio non può sostenere una diminuzione dei ricavi, dato che molti membri subiscono fortemente la pressione del prezzo del petrolio troppo basso.
Il prezzo del petrolio più alto rilancerà l’industria dello shale oil negli Stati Uniti, che tenterà di aumentare le esportazioni verso nuovi mercati, minacciando in tal modo l’entrata in mercati precedentemente dominati dalle nazioni del Medio Oriente. Poiché si tratta di una minaccia reale, i membri dell’Opec inizieranno a pompare freneticamente in tutta risposta, in modo da non perdere la propria quota di mercato sudata.
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