"Nuovo gesso" di plastica al Santobono: tutore colorato in 3D per bimbi

22 febbraio 2017 ore 17:02, Americo Mascarucci
Niente più gesso per le fratture al braccio dei bambini, arriva il tutore in plastica realizzato in 3D. Si tratta al momento di un progetto sperimentale partito dal Santobono Pausilipon di Napoli ma promette bene. 
Il progetto prevede l’applicazione dell’esoscheletro su 60 bambini, alle prese con fratture composte al braccio, di età compresa tra gli 11 e i 14 anni.I vantaggi ovviamente sarebbero molteplici, ma soprattutto il tutore renderebbe più semplice e agevole la vita e le capacità di movimento dei bimnbi durante la fase in cui la frattura dovrà ricomporsi. 
'Nuovo gesso' di plastica al Santobono: tutore colorato in 3D per bimbi

Come si applica
L’esoscheletro, prodotto in maniera personalizzata per ogni singolo paziente con una stampante 3D, è realizzato in plastica ABS. E' molto più stabile e rigido del classico gesso, si può immergere in acqua, è leggero e poco ingombrante. 
"L'ospedale Santobono tratta ogni anno circa 16.000 pazienti con traumi che richiedono un intervento ortopedico. È evidente, quindi quale impatto positivo possa avere l'utilizzo di questa tecnologia sulla qualità della vita dei nostri piccoli pazienti. L'obiettivo è ambizioso, se la sperimentazione ci darà i risultati sperati nei reparti ortopedici pediatrici italiani oltre alla sala gessi potremmo avere dei laboratori per la stampa 3d degli esoscheletri" ha affermato Anna Maria Minicucci, responsabile dell'Aorn Santobono-Pausilipon.

Le fasi di realizzazione
"Fin dal momento dell’avvio della ricerca il team si è reso conto di trovarsi di fronte ad uno studio multidisciplinare che presentava non banali ostacoli progettuali e tecnologici - dice Fabrizio Clemente, primo ricercatore dell’IBB - CNR e responsabile scientifico delle attività – Mettendo in comune competenze d’ingegneria biomedica, dei materiali e delle scienze delle costruzioni presenti all’interno del CNR, tali difficoltà sono state egregiamente affrontate e superate e, nello scorso mese di novembre, sono stati realizzati i primi prototipi. Ulteriori difficoltà sono derivate dalla necessità di dover seguire un percorso coerente con le regole della sperimentazione clinica di dispositivi medici. Per poter procedere la Fondazione si è accreditata presso il Ministero della Salute quale produttore dei dispositivi, mentre lo studio è stato autorizzato dal Comitato Etico seguendo le procedure del Ministero della Salute. 
E’ stato poi allestito un laboratorio integrato con l’attività del reparto di ortopedia per la realizzazione e l’utilizzo clinico di ortosi personalizzate, prodotte sulla base di scansioni 3D eseguite sugli arti dei piccoli pazienti". 

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