Marino, l'ora dello sfratto è vicina

22 giugno 2015, Americo Mascarucci
Marino, l'ora dello sfratto è vicina
“Marino è una persona onesta ma……”. “Marino è un galantuomo però…..”. “Marino sta facendo un ottimo lavoro in favore delle legalità ma questo da solo non basta”. 

E’ il classico gioco del bastone e della carota. O meglio, in questo caso della carota e del bastone, perché prima arrivano le carezze e poi il cazzotto sui denti. Da giorni, a livello nazionale, da parte del premier Matteo Renzi, ma anche del ministro Maria Elena Boschi e del vicesegretario del Partito Democratico Deborah Serracchiani è un susseguirsi di carezze e cazzotti in faccia al sindaco di Roma Ignazio Marino il quale, pur non essendo indagato, si trova nell’occhio del ciclone per le ormai arcinote vicende di “Roma Capitale”. 

Il Pd romano aveva fatto quadrato intorno a Marino lasciando intendere che nessun passo indietro del sindaco sarebbe stato possibile. Della serie: “Mettetevi l’anima in pace signori delle opposizioni, Marino non si tocca, il Pd lo proteggerà fino alla morte”. Poi sono arrivati i risultati delle elezioni amministrative e soprattutto quelli dei turni di ballottaggio che hanno segnato una battuta d’arresto per il Pd e lanciato un preoccupante campanello d’allarme per il premier il quale, ad un certo punto, ha capito che oltre all’azione di Governo era necessario occuparsi di più delle cose del partito. 

E così la permanenza di Marino al Campidoglio, da blindatissima che era, non è sembrata più tanto sicura anzi, giorno dopo giorno sembra che l’ora dello sfratto sia sempre più prossima. Marino resiste e anche molto bene, ma un conto è resistere al fuoco incrociato di Forza Italia, dei 5Stelle o dei Fratelli d’Italia (quelli sono l’opposizione e si sa è normale che chiedano le dimissioni) un altro è tenere testa alle bastonate che arrivano dagli alti vertici del Pd e che seguono l’offerta della carota: “Quanto sei bravo Marino, quanto sei onesto, proprio una gran brava persona, ma adesso è meglio che ti togli di torno”. 

L’abbiamo detta brutalmente ma il senso è questo. Quando mai un partito è arrivato a “sfiduciare” un proprio sindaco, o meglio il primo cittadino della Capitale d’Italia? E in che modo? Assolvendolo dalle accuse relative a “Mafia Capitale” ma addebitandogli nel contempo la scarsa cura della città, il degrado delle periferie, la sporcizia, i topi, la mancanza di sicurezza, il traffico fuori controllo ecc. 

Insomma l’obiettivo è far dimettere Marino non perché coinvolto nelle vicende che vedono protagonisti il duo Buzzi-Carminati ma perché non saprebbe amministrare. O meglio, il motivo è “Mafia Capitale”, ma è necessario giustificare una questione di opportunità politica senza derogare ai principi del garantismo, ancora di più nei confronti di un sindaco soltanto sfiorato, e non direttamente coinvolto, nell’inchiesta in corso. 

 “Sei onesto, pulito, non sei indagato ma come sindaco vali poco”. Il che forse, se volete, sotto certi aspetti può far più male di un avviso di garanzia. La ciliegina sulla torta l’ha messa il ministro Maria Elena Boschi la quale è arrivata a sostenere che se si dovesse rendere necessario, il Governo sarebbe pronto anche a sciogliere il Consiglio comunale di Roma per mafia. Ipotesi questa che fino a pochi giorni fa dalle parti del Pd era addirittura considerata fantascientifica. Oggi alla luce delle dichiarazioni della Boschi, la fantascienza sta cedendo il passo alla realtà, nulla è più impossibile come sembrava.

Immaginate che scandalo sciogliere il governo capitolino per mafia! Un’onta che farebbe il giro del mondo. E allora ecco che questa eventualità prospettata dalla Boschi altro non sembra che un nuovo cazzotto assestato in pieno volto a Marino per spingerlo alle dimissioni. Perché a quel punto il sindaco per primo, di fronte ad una minaccia simile, troverebbe più opportuno e conveniente rassegnare le dimissioni piuttosto che farsi sciogliere per mafia. 

Un po’ come avvenne a Fondi qualche anno fa, quando le dimissioni del sindaco, in quel caso di centrodestra, sgravarono il Governo Berlusconi dall’imbarazzo di dover sciogliere il Comune feudo del senatore Claudio Fazzone. Marino tuttavia, al momento, ha fatto capire di voler resistere ai tentativi di assalto dei nemici, ma soprattutto degli amici. Renzi lo ha invitato a “non stare sereno” e lui sembra al contrario voler dimostrare di esserlo anche contro l’evidenza. Un braccio di ferro che ogni giorno sembra aumentare di intensità. 

Dopo le parole della Boschi e la minaccia di scioglimento per mafia forse il rischio di elezioni anticipate è molto meno remoto di come poteva sembrare. Anche perché per Marino potrebbe prospettarsi l’idea di ritrovarsi nei panni di un “sindaco dimezzato” o se preferite “a mezzo servizio” posto sotto la tutela del prefetto Franco Gabrielli. Con il Prefetto fedelissimo del premier ad amministrare la città e ad organizzare il Giubileo e lui a tagliare i nastri. 

E’ anche per questo che in Campidoglio molti sentono respirare un clima da “ultimi giorni di Pompei…… cioè di Marino”. 
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