Ci rivediamo tra 30 anni: insetti in pancia, virtuale in testa. Ma sarà tecnofobia?

22 ottobre 2015, Orietta Giorgio

Il futuro è qui. Le novità sono arrivate e arriveranno sempre più insistentemente, a scardinare abitudini e tradizioni. La tecnologia si affina a favore, forse, delle esigenze umane: lenti a contatto con lo zoom incorporato, auto a guida autonoma, treni sempre più veloci


Ci rivediamo tra 30 anni: insetti in pancia, virtuale in testa. Ma sarà tecnofobia?

Le distanze rimpiccioliscono, cambiano le prospettive. Saranno tutti così entusiasti? No. Qualcuno ha paura. Forse i nuovi luddisti insorgeranno per opporsi allo sviluppo delle smart home, degli stili di vita automatizzati e dei robot. 


Intanto nasceranno nuove patologie e aumenteranno gli stati d’ansia. La “tecnofobia” incombe già, il mondo robotico apre scenari spaziali e virtuali disorientando la percezione della propria realtà.


Ci ammaleremo di setticemia cibernetica, di fobia dei robot, di dipendenza dalla realtà virtuale? Sì, è probabile, e le malattie futuristiche citate sono solo alcune delle tante immaginate dal giornalista George Dvorskyer, specializzato in futurismo, scienza e bioetica. 


La confusione aumenta, il disabituarsi alla vita “mette in mostra la base non naturalistica dell’umanità contemporanea”.


Il libro “Il postumano” di Rosi Braidotti (ed. DeriveApprodi) descrive “la nostra seconda vita negli universi digitali” con il cibo geneticamente modificato, le protesi di nuova generazione, le tecnologie riproduttive, ormai senza le frontiere tra ciò che è umano e ciò che non lo è”. Chi è il soggetto postumano? "E'un assemblaggio mobile in uno spazio di vita condiviso che egli non controlla né possiede, ma che semplicemente occupa, attraversa, sempre in comunità, in gruppo, in rete".  


Tra trent'anni muterà del tutto anche la nostra alimentazione: verdura, carne e frutta spariranno? Probabilmente no, ma nei nostri piatti appariranno gli insetti: “numerosissimi, a parità di peso, sono molto più nutritivi di carne e verdura. Inoltre allevarli comporterà molti meno problemi per l’ambiente. Per questo nel 2044, ma probabilmente anche molto prima, nel nostro menù potremmo vedere patatine di grilli e pasta con i vermi”.(fonte: dallaterraallaterra.it)


Cambierà la testa, quindi, cambierà l’alimentazione e l’amore? Secondo Laura Berman, docente di psichiatria dell’Università di Chicago, tra pochissimi anni, sarà possibile avere un robot per amante. Già nel 1980, nel film “Io e Caterina”, Alberto Sordi racconta la storia del robot Caterina, chiamata a sostituire la moglie del protagonista. Caterina nelle faccende domestiche è meglio di una persona in quanto non dorme e non ha bisogno di nutrirsi, anche se, ad un certo punto, comincia a mostrare delle reazioni quasi umane e le cose cambieranno... ma, oggi, e tra trent'anni, nell'era del post umano, ci sarà posto per l'"anima"? O il "tecnostress" mangerà anche quella? 



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