Che fine ha fatto Roberto Benigni verso il ventennale de La vita è bella

22 settembre 2017 ore 16:05, Americo Mascarucci
Sono trascorsi vent'anni dall’uscita del film premio oscar La Vita è Bella di Roberto Benigni e con l'occasione sarà pubblicato in una nuova edizione accompagnata negli extra da un’intervista esclusiva rilasciata dal regista. Il film sarà disponibile in vendita in Dvd e in Blu Ray Disc in tutta Italia dal prossimo 24 ottobre con CG che ha riservato per i suoi fan una sorpresa: in esclusiva all’indirizzo http://www.cgentertainment.it/startup/limitededitionlavitabella/ è possibile prenotare la versione celebrativa che comprende il Dvd + il Blu Ray in edizione limitata (500 pezzi), numerata e autografata da Roberto Benigni e Nicoletta Braschi. Ma chi è Roberto Benigni? La Vita è Bella è stato senza dubbio il film più importante di una lunga carriera cinematografica e teatrale fatta di comicità, impegno civile e politico e una spritualità a metà strada fra il sacro e il profano.
Che fine ha fatto Roberto Benigni verso il ventennale de La vita è bella
 

LA CARRIERA
Roberto Benigni nasce a Manciano La Misericordia, frazione di Castiglion Fiorentino (in provincia di Arezzo), il 27 ottobre 1952 da Luigi Benigni (1919-2004) e Isolina Papini (1919-2004), entrambi contadini. Roberto è il più giovane dopo le sorelle Bruna (1945), Albertina (1947) e Anna (1948). Di carattere allegro ed espansivo sin da giovanissimo, si trasferisce nel 1958 con tutta la famiglia a Prato, prima nella frazione di Galciana e poi in seguito in quella di Vergaio, dove vive tuttora la sua famiglia di origine. Dopo avere cominciato come cantante e musicista debutta sul palcoscenico nel dicembre del 1971, non ancora ventenne, al Teatro Metastasio di Prato con lo spettacolo Il re nudo di Evgenij L'vovic Švarc, diretto da Paolo Magelli. 

L'INCONTRO CON BERTOLUCCI
Nel 1975 fa un incontro fondamentale per la sua carriera, con Giuseppe Bertolucci, che scrive per lui il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, che ottiene grandissimo successo dapprima al Teatro Alberico di Roma e portato poi su tutti i palcoscenici italiani. Il personaggio di contadino toscano che egli delinea, in gran parte autobiografico, contiene già l'ambivalenza che caratterizza anche in seguito le sue interpretazioni: da un lato, una smisurata esuberanza gestuale e soprattutto verbale, che ricorre volentieri all'eloquio plebeo e all'aperta irriverenza verso qualsiasi forma di autorità; dall'altro lato un candore quasi infantile, che lascia spesso intravedere una vena di surreale e malinconica poesia. 

IN TV CON ARBORE
Mentre prosegue l'attività cinematografica in ruoli di secondo piano, tranne nel ruolo da protagonista di un bizzarro maestro elementare nel film Chiedo asilo di Marco Ferreri, nel 1978 partecipa al programma televisivo di Renzo Arbore L'altra Domenica, nelle vesti di uno stralunato e improbabile critico cinematografico. Questa nuova forma di comicità attirò l'interesse della critica, che negli anni a venire verrà spaccata in due tra cui la giudicherà come una forma d'ironia rivoluzionaria e divertente e chi invece la considera scandalosa e inappropriata.

IL SODALIZIO CON TROISI
Grandissimo successo al botteghino lo ottiene poi, nel 1984, Non ci resta che piangere, scritto, diretto e interpretato con Massimo Troisi, pieno di gag e tormentoni entrati nel linguaggio comune e divenuti immortali. I due comici, grandi amici, simili per l'uso personale della parola e della mimica e per il ricorso al dialetto, ma anche profondamente diversi per l'appartenenza a due universi culturali tra loro assai distanti, appaiono come complementari in questo che restò il loro unico film recitato in coppia.
L'idea iniziale era quella di due uomini che si innamorano della stessa donna, ma questa risultò enormemente banale sia ai protagonisti sia a Giuseppe Bertolucci, anch'egli sceneggiatore della pellicola, e decisero quindi di cambiare rotta. Furono impiegate nove settimane di lavorazione, e alla sua uscita il film raccolse ben cinque miliardi di lire solo al primo weekend di programmazione, sorpassando di gran lunga i fenomeni del momento Indiana Jones e il tempio maledetto e Rombo di tuono. 

L'INCONTRO CON CERAMI
Nel 1988 incomincia una proficua collaborazione con lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami in quattro pellicole da lui anche prodotte per la sua Melampo Cinematografica, fondata insieme a Nicoletta Braschi nel 1991, che ottengono uno straordinario successo di pubblico: nella prima, Il piccolo diavolo, recita al fianco di Walter Matthau nei panni di un diavoletto inviato sulla terra per scoprire il mondo; nella seconda, Johnny Stecchino, si sdoppia in due personaggi e nella terza, Il mostro, allude certamente al famigerato mostro di Firenze per i delitti del quale in quegli anni si celebrava il processo a Firenze. In questi film mette a tacere la sua vena più aggressiva e popolana per concentrarsi, sempre con lo strumento comico dell'equivoco, su tematiche scottanti e attuali come appunto il mostro di Firenze e il fenomeno del pentitismo mafioso.
Tutte queste pellicole ottendono un successo inaspettato al botteghino. In particolare Il piccolo diavolo incassa oltre 40 miliardi di lire all'epoca della sua uscita.

L'OSCAR
Nel 1997 raggiunge la notorietà internazionale con l'acclamato film La vita è bella, che racconta la tragedia dell'olocausto in una declinazione differente da quella sino ad allora comunemente utilizzata (per esempio nel lungometraggio di Spielberg Schindler's List). La pellicola suscita critiche per i tratti a volte più ironici, in contrasto con l'argomento trattato. Benigni, figlio di un ex-deportato (Luigi Benigni fu deportato durante la guerra in un campo di lavoro nazista, e il film si basa in parte sulle sue esperienze), ha difeso la scelta di trattare tale tema con approccio diverso, la sceneggiatura con tratti di dramma e di commedia, infatti, mira ad accentuare la drammaticità e la commozione di alcune scene, proprio grazie a questo contrasto. Il film esorcizza la tragedia ponendo l'accento sull'effetto che essa può avere su un bambino. Nella pellicola è proprio il padre, impersonato dall'attore toscano, a salvare il destino e l'animo del figlio. 
Il film riceve sette candidature all'edizione degli Oscar del 1999, portandone a casa tre nella notte del 21 marzo 1999: quello per la miglior colonna sonora a Nicola Piovani, quello come miglior film straniero e quello per il miglior attore protagonista a Benigni. Benigni fu il quinto a vincerlo per una commedia e, insieme a Laurence Olivier, l'unico ad aver vinto tale premio in un film diretto da sé stesso. Fu anche il quarto artista nella storia a ricevere nello stesso anno le candidature come attore, regista e sceneggiatore, dopo Orson Welles, Woody Allen e Warren Beatty.
Al momento della consegna del premio al miglior film straniero da parte di Sophia Loren, annunciato dall'attrice con la frase "And the Oscar goes to... Roberto!", l'attore toscano balzò sui braccioli e gli schienali delle poltrone della sala e raggiunse il palco passando sopra le teste dei divi di Hollywood presenti, suscitando clamore e divertimento del pubblico americano, abituato alla formalità della notte degli Oscar.

L'ULTIMA APPARIZIONE
Nelle scorse settimane Benigni è comparso improvvisamente a Prato dove ha varcato la porta di un ristorante di Oste, davanti agli occhi icreduli del titolare e dei camerieri. Benigni si è intrattenuto per il pranzo nel locale di Oste in compagnia delle sorelle e dei nipoti che ancora abitano a Vergaio. Tanta curiosità tra i clienti di «Sora Vassoia» che non hanno resistito chiedendo al regista un autografo e una foto insieme. Benigni si è mostrato disponibile e non si è sottratto ai fan. 

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