Sindrome di Down: niente risarcimento per un errore di diagnosi. E il caso di Mantova?

23 dicembre 2015 ore 10:50, intelligo
Sindrome di Down: niente risarcimento per un errore di diagnosi. E il caso di Mantova?
Niente risarcimento per la bambina nata con sindrome di Down, non diagnosticata durante la gravidanza. E’ il no della Cassazione che ha emesso la sentenza a sezioni unite, in base alla quale non esiste “il diritto a non nascere se non sano” e questo “annulla il concetto stesso di danno” per chi viene al mondo con un’anomalia fisica. Il caso era quello portato all’attenzione dei giudici da una coppia nei confronti della Asl di Lucca. Secondo quanto emerso nel ricorso dei genitori, malgrado l’esecuzione di un’indagine prenatale, i medici non avrebbero riscontrato che la bimba fosse affetta da sindrome di Down. I genitori, contestano questo punto in particolare, evidenziando che se correttamente informata dell’anomalia, la madre non avrebbe portato a termine la gravidanza. Di qui la richiesta di risarcimento per quello che la coppia considera un danno subìto. La Cassazione ha dunque respinto la richiesta di risarcimento ma hanno disposto un ulteriore approfondimento per il danno psicologico subìto dalla madre. In un passaggio la sentenza stabilisce che “non c’è un diritto a non nascere, così come non sarebbe configurabile un diritto al suicidio tutelabile contro chi cerchi di impedirlo”. Inoltre, i giudici hanno spiegato che l’ordinamento “non riconosce il diritto alla non vita: cosa diversa dal cosiddetto diritto di staccare la spina, che comunque presupporrebbe una manifestazione di volontà ex ante, attraverso il testamento biologico”. Fin qui il caso di Lucca ma proprio nei giorni scorsi i media hanno raccontato un caso analogo ma con una sentenza della stessa Cassazione ma di segno opposto. La vicenda è quella di una coppia di Mantova che aveva portato in tribunale il ginecologo dopochè la loro bambina era nata down. I giudici, dopo due sentenze che assolvevano il medico, ha dato ragione ai genitori. Per la Cassazione il ginecologo sarebbe colpevole non tanto di non aver “effettuato esami approfonditi” ma di non aver fatto comprendere il rischio della “grave malformazione del feto” per cui andava stabilito un diverso dialogo con la coppia che andava informata adeguatamente. Secondo il quotidiano La Stampa, che riporta la notizia, si tratta di “una negligenza sottile”, ossia “non ha impostato un corretto rapporto con la sua paziente”. I cinque giudici della Cassazione riterrebbero dunque che “il ginecologo non aveva l’obbligo di prescrivere esami approfonditi, dato che non esisteva un rischio specifico; il suo errore è stato decidere al posto della paziente - non parlandogliene nemmeno - che poteva bastare così, non servivano altre analisi. Al contrario - poiché le intenzioni della donna erano chiare - avrebbe dovuto informarla di tutte le possibilità a sua disposizione: esami specifici, magari da effettuare in un ‘centro di più elevato livello di specializzazione”. 

Il medico già giudicato non colpevole nei due precedenti gradi di giudizio, adesso dovrà risarcire la madre e il padre della bambina affetta da sindrome di Down.

LuBi
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