Una mostra ricorda Mario Giacomelli, il fotografo che immortalò il dolore a Lourdes

23 marzo 2016 ore 14:49, Americo Mascarucci
 "La figura nera aspetta il bianco": è questo il titolo della mostra sulle fotografie di Mario Giacomelli in esposizione al Museo di Roma Palazzo Braschi, aperta dal 23 marzo al 29 maggio 2016. 
Giacomelli morto nel 2000 iniziò ragazzino la sua attività di tipografo. 
Nel 1953 acquista una Bencini Comet S (CMF) modello del 1950, con ottica rientrante acromatica 1:11, pellicola 127, otturazione con tempi 1/50+B e sincro flash. Tra il '53 e il '55 inizia a fotografare parenti, colleghi e amici. In quegli anni frequenta lo studio fotografico di Torcoletti, il quale gli presentò Giuseppe Cavalli, artista e critico d'arte. Sotto la guida di Ferruccio Ferroni e con la supervisione di Cavalli, Giacomelli si addentra nella tecnica fotografica. Nel 1954 si costituisce il gruppo fotografico "Misa". Nel 1955 vince il Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto.
Sono di questo periodo alcune serie dallo stile di reportage come Lourdes (1957), Scanno (1957/59), Puglia (1958, dove tornerà nel 1982), Zingari (1958), Loreto (1959, dove ritorna nel 1995), Un uomo, una donna, un amore (1960/61), Mattatoio (1960), Pretini (1961/63), La buona terra (1964/66).
Iniziano le prime pubblicazioni sulle riviste specializzate di Fotografia. Continuando con la sua ricerca, il fotografo inizia a chiedere ai contadini, pagandoli, di creare con i loro trattori precisi segni sulla terra, agendo direttamente sul paesaggio da fotografare per poi accentuare tali segni nella stampa.

Una mostra ricorda Mario Giacomelli, il fotografo che immortalò il dolore a Lourdes
L’esposizione presenta tutti scatti in formato originale, stampe vintage e autografate dall'autore, consentendo così al pubblico di ammirare il Giacomelli by Giacomelli (mostra realizzata in collaborazione con l’Archivio Giacomelli di Senigallia). Per il resto, la scelta ripercorre in buona parte un arco cronologico, dalle prime fotografie alle altre celeberrime serie degli anni Cinquanta, come Lourdes il reportage sul dramma dei malati in cerca del miracolo. 
 "Le sezioni della mostra – riferisce l’Ansa - che raccoglie circa 200 fotografie in formato originale, corrispondono alle sequenze che lui stesso aveva creato, il più delle volte attribuendo a ogni gruppo di foto il titolo di una poesia o di una raccolta di poesie del Novecento. E così, quei volti ritratti all'interno dell'ospizio della città prendono il nome della raccolta "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" di Cesare Pavese, i giovani preti sono nella sezione intitolata con i primi due versi di una poesia di David Maria Turoldo, "Io non ho mani che mi accarezzino il volto". 
Nelle serie di immagini scattate negli anni Novanta, pochi anni prima della sua morte, Mario Giacomelli si spinge oltre, facendo coincidere le strofe dei testi lirici alle sue fotografie: nelle sale di Palazzo Braschi, ognuna di queste sezioni è accompagnata dalla poesia scelta dallo stesso Giacomelli, come "A Silvia" di Giacomo Leopardi, "Ritorno" di Giorgio Caproni, "Io sono nessuno" di Emily Dickinson. Non meno poetica la sezione dedicata ai paesaggi agricoli, ritratti dall'alto di una collina o di un aeroplano. 
"Un giorno andò in Spagna a ritirare un premio - ha raccontato la curatrice Alessandra Mauro - e, durante il viaggio, capì che quel punto di vista lo interessava".
Il libro che accompagna la mostra è pubblicato da Contrasto. Accanto alle fotografie, completano il volume una biografia di Mario Giacomelli curata dal figlio Simone e da testi e analisi critiche di Roberta Valtorta, Paolo Morello, Ferdinando Scianna, Christian Caujolle, Alistair Crawford, Goffredo Fofi e Alessandra Mauro.
La mostra è prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Archivio Giacomelli di Senigallia.

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