Giovani choosy, autonomi solo a 40 anni. Sarà effetto slittamento

23 marzo 2017 ore 11:42, Americo Mascarucci
Italiani sempre più bamboccioni. Da uno studio della Fondazione Visentini, presentato all’Università Luiss è emerso un dato sconcertante: se prima un giovane di vent’anni impiegava 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18 arrivando quindi a 38 anni. E nel 2030 addirittura 28: in pratica diventerebbe "autonomo" a cinquant'anni. Per fare fronte a questo problema, è l'opinione della Fondazione "sarebbe necessario un patto tra generazioni con un contributo da parte dei pensionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche con un intervento progressivo sia rispetto alla capacità contributiva, sia ai contributi versati". 

I DATI
Secondo quanto emerso dalla ricerca, l'incidenza dei ragazzi che non studiano, né lavorano, né sono impiegati in forme di apprendistato professionale è salito a 32,65 miliardi, contro i 23,8 miliardi del 2008, anche se la cifra è inferiore ai 34,6 miliardi del 2014. Il quadro peggiora se si considera che i giovani senza studio né lavoro costano 32 miliardi. In Italia, quindi, grava il costo delle risorse non sfruttate, ancora di più delle ordinarie spese sostenute dallo Stato.
Giovani choosy, autonomi solo a 40 anni. Sarà effetto slittamento

LE SOLUZIONI
"Sarebbe necessario - scrive la Fondazione - un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode delle pensioni più generose". 
Servirebbe insomma un patto generazionale della durata di circa 3 anni per circa con circa 2 milioni di cittadini pensionati sottoscrittori posizionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche con un intervento rigorosamente progressivo rispetto sia alla capacità contributiva, sia ai contributi versati". 
Ma saranno disponibili i pensionati ad aderire a questa forma di solidarietà, considerando che ogni volta che i governi hanno tentato di riformare il sistema pensionistico italiano i sindacati hanno alzato le barricate blindando di fatto le pensioni.
Tuttavia la vera emergenza è rappresentata dal lavoro. Infatti è proprio la precarietà occupazionale a rallentare la crescita dei giovani di oggi. Ma anche qui si rischia di scadere nell'utopia.
"E' necessario un piano straordinario per l'occupazione giovanile" rilancia la Fondazione Visentini. Che è poi quello che chiedono tutti da anni.
L’Italia, tra l’altro, si conferma come la penultima in Europa per equità intergenerazionale “facendo meglio solo della Grecia". 


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