Attacchi terroristici stradali: il piano di difesa al Colosseo e San Pietro

23 marzo 2017 ore 17:25, Americo Mascarucci
L’attentatore di Londra pare sia stato identificato. Si chiamerebbe Khalid Masood, un britannico di 52 anni originario del Kent, già noto agli 007 britannici. Solo qualche ora prima della rivelazione dell’identità del killer, l’attentato è stato rivendicato dal sedicente Stato islamico, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa vicina al gruppo jiahdista, Amaq, la quale attribuisce l’attacco a “un soldato del Califfato”.
Gli attentati condotti con veicoli lanciati sulla folla sono molto difficili da gestire dal punto di vista della sicurezza. Sono imprevedibili e di difficile intuizione.
L'unica soluzione al momento sembra essere quella della prevenzione, facendo in maniera tale che un qualsiasi mezzo, auto o camion, non possa avvicinarsi ad una zona particolarmente frequentata dove magari è prevista un'alta concentrazione di persone. 
Ecco perché molte città si starebbe dotando sempre di più di barriere anti - auto da attivare in particolari situazioni, come ad esempio un mercatino o qualsiasi altro evento o anche solo nelle zone di maggior afflusso turistico. Barriere che possono essere di vario tipo, dai classici paletti ai più moderni dissuasori per finire con fioriere e transenne, ecc.
Strumenti ovviamente che dovranno essere resistenti, ossia capaci di respingere qualsiasi eventuale tentativo di sfondamento.
In Italia già da tempo sono stati predisposti invece appositi piani di difesa, i più noti di tutti a Roma in due punti nevralgici, il Colosseo e piazza San Pietro.
Attacchi terroristici stradali: il piano di difesa al Colosseo e San Pietro

IL PIANO PER IL COLOSSEO
Per quanto riguarda il Colosseo nel raggio di chilometri dal punto dell'eventuale attacco, la zona viene messa in sicurezza ed isolata, con l'intervento di Nocs, Digos, vigili del fuoco, protezione civile e ambulanze pronti a muoversi tra le cosiddette zone calde e zone tiepide. Soprattutto nell'ipotesi dello scoppio di un ordigno, i primi a raggiungere l'epicentro dell'attacco sono i nuclei Nbcr (Nucleare Biologico Chimico Radiologico) dei vigili del fuoco. I reparti antiterrorismo cinturano la zona e le ambulanze restano nella zona tiepida per far partire i mezzi. 
Ai Fori Imperiali vengono sistemate una sala operativa mobile e un'area sanitaria per soccorrere eventuali feriti. Al Circo Massimo atterra l'eliambulanza. Da via dei Fori Imperiali a via San Giovanni in Laterano, l'arco di Costantino e dall'altra parte il parco di Colle Oppio, delimitano la zona calda e quella tiepida. I mezzi di soccorso, ammassati in uno specifico punto, sono pronti a trasportare eventuali feriti al più vicino Ospedale San Giovanni e, a seguire, nelle altre strutture.

IL PIANO PER SAN PIETRO
In caso di un eventuale attentato in piazza San Pietro la zona calda viene delimitata dalla piazza e dal colonnato del Bernini. 
Nelle piazze adiacenti atterrano elicotteri ed eliambulanze pronti a decollare, oltre a quelli già in volo. Ospedale di riferimento, in questo caso, è invece il Santo Spirito. L'eliambulanza decolla e atterra a largo Giovanni XXIII e i mezzi di soccorso in via della Conciliazione, con la Sala Operativa Mobile vicina al Colonnato. 
Tutti i piani prevedono uno stravolgimento del sistema di viabilità in tutta la città per permettere a forze dell'ordine, vigili del fuoco, ambulanze e altri mezzi di soccorso di raggiungere le zone calda e tiepida. Una macchina che si attiva e cambia completamente in base al luogo dell'attacco.


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