Gli scienziati scrivono a Lorenzin: rivogliono le cavie animali per la ricerca

24 giugno 2015, Marta Moriconi
Gli scienziati scrivono a Lorenzin: rivogliono le cavie animali per la ricerca
La dottoressa Maria Del Zompo, rettore dell'università di Cagliari, insieme a numerosi scienziati e ricercatori hanno rivolto un accorato appello al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a cui hanno chiesto di intervenire contro la 'grave e perdurante paralisi' delle procedure per l'approvazione dei progetti di ricerca che prevedono l'utilizzo di animali".
 

L'appello è stato raccolto da Maria Antonietta Farina Coscioni, componente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e Valter Vecellio, presidente del Congresso Mondiale per la Libertà della e nella Cultura. 

Il rischio, secondo la scienza, è il vero e proprio blocco dell'attività di ricerca, che perdura oramai da circa sei mesi. 

A questo punto sono tutti d'accordo, Coscioni in primis, sulla necessità di un'azione nazionale coordinata da parte delle università e dei centri di ricerca, affinché emergano le contraddizioni e le gravi restrizioni rispetto alla Direttiva europea. In particolare, il decreto legislativo 26 dello scorso anno - scrivono i ricercatori - prevede che il Ministero autorizzi ogni progetto entro 40 giorni dalla domanda, mentre i tempi di attesa risultano oggi mediamente pari a cento giorni lavorativi". 

Il documento è stato redatto da 100 firme rappresentanti il settore dei ricercatori di area biomedica che "esprimono la convinzione che sia necessario promuovere un'azione nazionale coordinata da parte delle università e dei centri di ricerca, affinché emergano le contraddizioni e le gravi restrizioni rispetto alla Direttiva europea, che potrebbero di fatto compromettere irreversibilmente la ricerca biomedica in Italia, pregiudicandone gravemente la competitività in ambito internazionale. Fermare la sperimentazione animale significherebbe ostacolare il progresso della medicina nel nostro Paese, innescando una crisi che avrebbe pesanti ricadute di natura sanitaria, occupazionale ed economica. Auspichiamo che nessuno voglia prendersi tale responsabilità, e riteniamo che i cittadini dovrebbero essere ben consapevoli di tutto questo". 

Il punto è che fermare la sperimentazione animale significa ostacolare la medicina con ricadute di natura sanitaria, occupazionale ed economica secondo i ricercatori che hanno deciso di scendere in campo. 

 E i cittadini, il paese vanno resi consapevoli del rischio.
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