Tumore al polmone, tsunami (dopo 40 anni) nella cura di prima linea

24 maggio 2017 ore 19:20, Micaela Del Monte
Rivoluzione o tsunami che sia le cose cambiano anche nel mondo della medicina e per la prima volta dopo 40 anno un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario nella lotta contro il tumore del polmone entra in terapia come 'farmaco di prima linea' (e in certi casi anche di seconda linea), dove finora c'era solo la chemioterapia. Si chiama 'pembrolizumab', approvato 18 maggio scorso dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e ora in attesa di essere pubblicato dalla 'Gazzetta ufficiale'. In particolare, le indicazioni dell'Aifa per utilizzare questo farmaco come primo approccio al paziente con tumore del polmone richiedono che sia un 'carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule in cui i tumori esprimano alti livelli del recettore PD-L1'.
 
Tumore al polmone, tsunami (dopo 40 anni) nella cura di prima linea
PEMBROLIZUMAB
- Quest'ultimo ha la peculiarità di inattivare i linfociti T specifici e così blocca la risposta del sistema immunitario contro il tumore. Il farmaco in questione ha dimostrato di inibire i recettori PD-L1, così che il sistema immunitario possa aggredire il tumore. "Il melanoma ha rappresentato il modello per l'applicazione di questo approccio innovativo (l'immuno-oncologia, ndr) - spiega Carmine Pinto, Presidente dell'Associazione Nazionale Oncologia medica (Aiom) - che ora si sta estendendo con successo a diversi tipi di tumore, come quello del polmone. Ed è un'arma che si affianca a quelle tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche. Un passo avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia".

LO STUDIO - Lo studio che ha condotto all'approvazione della molecola in prima linea (su oltre 300 persone) ha dimostrato che a un anno il 70% dei pazienti trattati con pembrolizumab è vivo, rispetto a circa il 50% di quelli trattati con chemioterapia. Inoltre sono stai osservati un 40% di riduzione del rischio di morte e un 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia ed è risultata triplicata la sopravvivenza libera da progressione della malattia che, a un anno, raggiunge il 48% rispetto al 15% con chemioterapia. 

"Pembrolizumab - precisa Filippo De Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia toracica all'IEO di Milano - è l'unico farmaco immuno-oncologico basato sulla definizione di un biomarcatore, PD-L1, che permette di scegliere il trattamento giusto per il paziente giusto. In base al livello di espressione di PD-L1 - spiega - può essere utilizzata l'immuno-oncologia nel modo più efficace. In particolare, il 75% dei pazienti con istotipo squamoso in fase metastatica che oggi in primo livello sono trattati con chemioterapia, potranno trarre importanti benefici dall'immuno-oncologia se risponderanno a certi criteri".

E' infatti stato dimostrato infatti che pembrolizumab è più efficace della chemioterapia quando la proteina PD-L1 è espressa a livelli elevati, in misura uguale o superiore al 50% della cellule tumorali.
Ma il nuovo farmaco rappresenta una importante opzione anche in seconda linea, su pazienti cioè che sono già stati trattati con chemioterapia, a condizione che il loro tumore esprima livelli di PD-L1 uguali o superiori all'1%.

IMMUNO-ONCOLOGIA - "È quindi necessario determinare immediatamente il livello di espressione di PD-L1, cioè al momento della diagnosi della malattia in stadio IV non operabile - sottolinea il prof. Andrea Ardizzoni, Direttore dell’Oncologia Medica al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna e Ordinario di Oncologia all’Università degli Studi Alma Mater di Bologna -. L'immuno-oncologia rappresenta un’opzione importante anche in seconda linea, quindi nel caso in cui la malattia sia in progressione dopo la chemioterapia. Lo studio di riferimento ha infatti dimostrato che pembrolizumab è superiore alla chemioterapia tradizionale usata in seconda linea quando il tumore esprime livelli di PD-L1 uguali o superiori all’1%. Quindi la molecola funziona anche in condizioni di minore espressione di questo bersaglio molecolare. Senza dimenticare che grazie all’immuno-oncologia vi è una percentuale di pazienti più alta che presenta una riduzione del tumore con un conseguente miglioramento dei sintomi e della qualità di vita. Non si può parlare di abbandono della chemioterapia nel trattamento del polmone perché è ancora in grado di svolgere un ruolo preciso. Però oggi abbiamo un’arma in più, l’immuno-oncologia, che in specifiche situazioni può costituire un’alternativa importante al trattamento chemioterapico".
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