Riforma Boeri, la rivoluzione Inps in atto: solo 36 direzioni e top manager

25 gennaio 2017 ore 16:32, Luca Lippi
Al via la #riforma #Boeri, il presidente dell’Istituto ha assegnato i nuovi incarichi dirigenziali, con le #direzionigenerali in discesa da 48 a 36.
Ormai non ci sono più ostacoli, la ‘#rivoluzione’ nell’#Inps è cominciata e questo avviene con la benedizione del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che più della riforma è uno dei supporters di Tito Boeri.
I nodi che erano rimasti aperti riguardavano la divisione di ruoli e poteri tra presidente e direttore generale, i criteri di selezione dei nuovi dirigenti (con una funzione istruttoria affidata a una Commissione di esperti esterni) e la possibilità di effettuare o meno nuove assunzioni con i risparmi derivanti dalla riduzione delle direzioni.
In tema di razionalizzazione del modello dirigenziale, gli unici dubbi in capo all’Inps restano quelli relativi alla governance. 
Qui a decidere infatti dovrà essere il Parlamento dove già sono state avanzate numerose proposte in materia. Tra le idee circolate, c’è anche quella dello stesso presidente Boeri che, tra le altre cose, prevede un direttore generale nominato e revocavo da un Cda di 3 persone che coopta il presidente e un Collegio sindacale di 5 membri invece dei 9 attuali.
Tra le tante proposte alternative, che giacciono in Parlamento, c’è quella che porta la prima firma di Cesare Damiano del Pd e che risale addirittura al 2013. 
La proposta Damiano prevede un assetto un po’ diverso: direttore generale, Cda con 5 membri che cooptano il presidente, confermando gli altri organi attuali con il Civ che viene rinominato Consiglio di strategia e vigilanza e conta su 14 membri e il Collegio dei revisori con 3 membri. Una proposta di legge che riguarderebbe Inps e Inail, visto che entrambi gli istituti sono ancora amministrati secondo lo schema previsto dal decreto 78 del 2010, con presidente monocratico dotato di poteri d’indirizzo tenuto a condividere su tutta una serie di scelte il 'parere conforme' del direttore generale responsabile della gestione, come prevedono le direttive firmate dal ministro dell’epoca, Maurizio Sacconi e che sono tutt’ora valide.


Riforma Boeri, la rivoluzione Inps in atto: solo 36 direzioni e top manager

La riforma nel dettaglio
È una riforma organizzativa dell’Ente, un riassetto organizzativo che coincide con un vero e proprio ‘stress test’ cui l’Inps sarà chiamato nei primi mesi dell’anno per garantire l’attuazione delle nuove misure di flessibilità introdotte dalla legge di Bilancio 2017, a partire dall’Ape nelle sue tre variabili.
La riorganizzazione amministrativa dell’ente, che nelle intenzioni di Boeri porta anche importanti benefici economici, riordina l’Istituto riducendone le attuali direzioni da 48 a 36, al taglio si aggiunge il riequilibrio della loro distribuzione, passando da 33 a 14 direzioni centrali e da 15 a 22 territoriali.
Ma la riforma della struttura amministrativa non sarà l’unica novità a cui andrà incontro la nuova Inps di Boeri. 
Cambiamenti significativi ci saranno innanzitutto in materia di divisione di ruoli e poteri tra presidente e direttore generale.
Sulla strada di questa riforma pesa ancora il macigno del ricorso al Tar fatto da Pietro Iocca, il presidente Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, che ritiene illegittima la procedura adottata per il varo del nuovo regolamento di organizzazione: un ricorso senza richiesta di sospensiva ma che, se venisse accolto, rimetterebbe in discussione uno degli atti su cui poggia l’intera riforma.
Dichiarazioni
Maurizio Sacconi, oggi presidente della Commissione Lavoro del Senato, sulla questione interrogato da il Sole24Ore afferma: “Dopo la fusione con Inpdap, operazione che ha sottoposto Inps a uno stress enorme e lo ha reso troppo grande per una governance basata su un presidente monocratico, e in vista degli ulteriori compiti cui è chiamato l’istituto credo ricorrano le condizioni di necessità e urgenza per dare all’Inps una nuova governance con un Cda di 3 componenti e una ripartizione di poteri più chiari tra presidente e direttore generale”.
Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro di Montecitorio, preferisce la strada del disegno di legge per procedere alla riforma dell’Inps: “Ho posto la questione a gennaio del 2015 dopo la nomina di Boeri. Già allora dicevo che lo schema di un uomo solo al comando non era più sostenibile. Credo ora che Governo, forze politiche e forze sociali debbano trovare una soluzione adeguata da condividere in tempi stretti utilizzando il canale della legislazione ordinaria”.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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