Dieselgate, Matthias Mueller nuovo ceo

25 settembre 2015, Luca Lippi
Dieselgate, Matthias Mueller nuovo ceo
Il giornale inglese The Guardian ha fatto due conti riguardo lo scandalo delle emissioni di co delle autovetture diesel Volkswagen. 

Secondo gli esperti consultati dal giornale britannico con la manipolazione sui test per gli 11 milioni di veicoli, la Volkswagen sarebbe responsabile di quasi un milione di tonnellate di sostanze inquinanti l'anno: un quantitativo pari al totale delle emissioni inquinanti in Gran Bretagna di auto, impianti energetici, industrie e agricoltura. Secondo il quotidiano britannico, l'Epa, l'agenzia di controllo Usa, ha calcolato che le 482 mila auto diesel Volkswagen incriminate avrebbero emesso tra le 10 mila e le 41 mila tonnellate di gas di scarico l'anno, contro le mille tonnellate che avrebbe dovuto emettere se avesse rispettato gli standard Usa. 

Allargando questo calcolo agli 11 milioni di veicoli in circolazione di cui hanno parlato i vertici di Wolfsburg, la compagnia potrebbe potenzialmente essere responsabile di 230-950 mila tonnellate di emissioni inquinanti l'anno, il cui impatto sarebbe particolarmente elevato in Europa dove i veicoli diesel arrivano a circa il 50% del totale, contro l'1% degli Stati Uniti.

Secondo le strategie della Volkswagen che avrebbe deciso da diversi anni di condividere con altri marchi facenti parte del gruppo componentistica e propulsori, economizzando sui processi produttivi e sulla ricerca, presumibilmente il problema potrebbe riproporsi anche su Audi, Seat e Skoda (oltreché Volkswagen), che hanno condiviso nel tempo pianali e motori che una volta accantonati sui marchi più pregiati venivano trasferiti a quelli più economici.

Nello scandalo presumibilmente sarebbero coinvolti anche i modelli diesel dei marchi Seat e Skoda, oltre a quelli Audi e Volkswagen di cui si è specificamente parlato con riferimento alle vicende americane. E non se ne conoscono modello e propulsore.
 Diverse di queste vetture “sospette”, circolanti in Italia, potrebbero essere state acquistate dalla pubblica amministrazione italiana che, negli ultimi tempi ha manifestato un gradimento per le autovetture tedesche ed in particolare per i modelli di punta di Audi e Volkswagen.

Ma non è tutto; è dei giorni scorsi la strombazzata conclusione di un affare (del secolo) concluso con la casa tedesca (sede di Verona) per scoprire che è diventato fornitore delle nostre forze dell’ordine con il marchio Seat. 

Il Gruppo Volkswagen, pochissimi mesi fa, si è aggiudicato il bando per fornire 206 automobili alle nostre forze di polizia (106 per i Carabinieri e 100 per la Polizia di Stato), superando al fotofinish l’offerta dell’Alfa Romeo, più alta di soli 83 euro per ogni vettura. In ballo, però, ci sono ben altri numeri perché tali forniture potrebbero raggiungere le 4000 unità in tre anni (1800 per la Polizia e 2200 per i Carabinieri) per una spesa complessiva, a carico dello Stato di circa 186 milioni di euro.

Il modello prescelto è la Seat Leon “2.0 TDI da 150 CV”. Proprio vetture diesel rispetto alle quali sarebbe opportuno fugare ogni dubbio e fare piena chiarezza scongiurando l’eventualità che proprio le auto delle nostre forze dell’ordine (in ogni caso parte lesa) possono essere “fuori legge” rispetto alle normative ambientali. 

Una grana in più, per il gruppo tedesco, nel caso le forze dell'ordine decidessero di sospendere, almeno in via precauzionale, l’acquisto, da parte della pubblica amministrazione di vetture del gruppo tedesco, in attesa di nuovi test e di maggiore chiarezza su uno scandalo che, ogni giorno di più, si accredita come la “truffa del secolo” nel settore automobilistico.

Intanto il gruppo di Wolfsburg ufficializza la nomina a nuovo Ceo di Matthias Mueller, incaricato di fare pulizia e rilanciare il marchio di Wolfsburg. "Abbiamo di fronte una sfida senza precedenti", ma "possiamo superare e supereremo questa crisi".

Più avanti proveremo a fare anche un calcolo di natura patrimoniale e seguiamo per ulteriori approfondimenti, invitando i populisti a non sperare in “vendette” da sprovveduti perché il nostro Paese fornisce diversi componenti nel processo produttivo dell’industria automobilistica tedesca, oltretutto moltissimi italiani lavorano nella stessa industria e nel suo indotto, sarebbe comunque una sciagura che investirebbe anche noi.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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