Basta bugie, la pm del caso Garko fa chiarezza

26 aprile 2016 ore 15:43, Lucia Bigozzi
Caso chiuso. A chiuderlo è il pm di Imperia Barbara Bresci finita al centro delle polemiche social per un frase postata sul suo profilo Facebook che era stata letta come un apprezzamento sulla bellezza di Gabriel Garko, sentito dallo stesso magistrato che si occupava delle indagini sull’esplosione della villetta dove l’attore era ospite durante i giorni del Festival di Sanremo. Nei suoi confronti, i media nei giorni scorsi ipotizzavano un provvedimento disciplinare da parte del Csm. Oggi la pm Breschi spiega che la questione “non significa che sia stata sospesa, sanzionata o, addirittura, licenziata, come, invero assai disinvoltamente, hanno affermato alcune testate giornalistiche”. 

Basta bugie, la pm del caso Garko fa chiarezza
Nella nota, il magistrato Stefano G. Guizzi, che difende in sede disciplinare la Bresci, puntualizza, inoltre, che “nessun 'commento erotico' sulla persona di Gabriel Garko,
anche questo e' stato scritto da un quotidiano, risulta riferibile alla dottoressa Bresci, come, del resto, chiunque ha potuto constatare dalla semplice lettura dei 'post' in questione”.  Nella nota Guizzi (magistrato dell'ufficio del massimario della Suprema Corte) sottolinea che “siamo sereni e confidiamo in un positivo esito del procedimento, auspicandone la prosecuzione unicamente nella sede sua propria: allo stato, quella innanzi alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione”. Non solo: il difensore ricorda inoltre che l'azione disciplinare per i magistrati, a partire dalla riforma del 2006, “ha assunto carattere obbligatorio: di fronte alla segnalazione di un fatto idoneo, astrattamente, ad integrare gli estremi di un illecito disciplinare commesso da un magistrato vi è l'obbligo di instaurare il relativo procedimento, senza che vi sia, al riguardo, alcuno spazio per valutazioni discrezionali come avveniva, invece, in passato”. Infine, sul pm di Imperia, il difensore osserva che (come riporta l'agenzia  “a dispetto delle deformazioni caricaturali alle quali è stata sottoposta la sua figura di donna e di magistrato”, lei “si è laureata, con lode, presso l'Università di Firenze, sotto la guida di uno dei più grandi giuristi italiani, e dopo aver conseguito l'abilitazione allo svolgimento della professione forense ed aver svolto l'attivita' di avvocato, esercita, da dodici anni, le funzioni di pubblico ministero. In questo arco di tempo le valutazioni sulla sua persona ed il suo operato, espresse, con voto unanime, dagli organi preposti, per legge, a periodiche verifiche sulla professionalità degli appartenenti all'ordine giudiziario, sono sempre state altamente lusinghiere".

Il pm Bresci, conclude la nota, “valuterà, a conclusione delle vicenda disciplinare che la vede coinvolta, l'opportunità di eventuali iniziative a tutela della propria reputazione, personale e professionale, rispetto ad alcune affermazioni apparse in questi giorni e che paiono integrare, a tutti gli effetti, gli estremi, per dirlo con neologismo di derivazione anglosassone, di un vero e proprio 'character assasination'. 
autore / Lucia Bigozzi
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