Firme false in Piemonte, Chiamparino appeso al giudizio del Consiglio di Stato

26 gennaio 2016 ore 15:06, Americo Mascarucci
L’ex Governatore del Piemonte Roberto Cota sarà parte civile nel processo per le presunte irregolarità commesse nella raccolta firme per alcune liste a sostegno della candidatura dell’attuale Governatore Sergio Chiamparino. 
Il Giudice per l’Udienza Preliminare Paola Boemio ha respinto invece per mancanza di legittimazione, la richiesta di costituzione di parte civile della Lega Nord Piemonte. 
La Lega Nord Piemonte secondo il gup, non può entrare nel processo in quanto non ha attribuito la relativa delega al proprio segretario. Inoltre il partito, con quella denominazione, non esisteva ancora nel 2014, essendo stato creato il 20 giugno 2015. 
Cota tuttavia si costituirà come semplice cittadino e non di segretario della Lega Nord Piemonte. Sono state accettate in tutto venti richieste di costituzione. L’udienza è stata aggiornata al 12 febbraio. 
Sotto accusa ci sono una decina di funzionari del Pd e alcuni collaboratori che hanno provveduto alla raccolta delle firme. Secondo l’accusa ci sarebbero firme taroccate, autenticazioni irregolari e altre forzature che sarebbero state messe in atto per poter presentare in tempo utile alcune liste a sostegno di Chiamparino. Questo per ciò che concerne l’aspetto penale. 

Firme false in Piemonte, Chiamparino appeso al giudizio del Consiglio di Stato
E’ inoltre in corso il procedimento amministrativo avviato dallo stesso Cota e a giorni si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato. Anche per questo i legali degli imputati hanno chiesto un rinvio dell’udienza in attesa che arrivi il pronunciamento della suprema corte amministrativa. Il Tar del Piemonte aveva infatti respinto il ricorso contro la lista regionale Chiamparino presidente, contro le liste provinciali del Pd a Cuneo e Chiamparino per il Piemonte a Torino. Aveva però dato la possibilità all’ex consigliere provinciale della Lega Patrizia Borgarello di presentare una querela per falso. Ora bisognerà attendere la sentenza del Consiglio di Stato da cui potrebbe dipendere il destino di Chiamparino. 
Per il Tar infatti le eventuali irregolarità nelle procedure di raccolta ed autenticazione delle firme non metterebbero in discussione il risultato delle elezioni e la vittoria di Chiamparino, semmai al massimo una diversa distribuzione dei seggi fra gli eletti. Per Cota invece la dimostrazione di "due pesi e due misure". Nel suo caso le firme false attribuite ad una lista che lo sostenne nel 2010 furono considerate sufficienti a determinare l'esito del voto al punto da riportare il Piemonte alle elezioni anticipate. Ora bisognerà vedere se anche il Consiglio di Stato sarà dello stesso avviso del Tar e salverà la poltrona dell'attuale Governatore Pd. Chiamparino da par suo ha sempre detto che, qualora la sentenza non avesse stabilito in maniera chiara ed inequivocabile che la sua vittoria non è in discussione e che non esistono dubbi al riguardo, non avrebbe escluso l'eventualità delle dimissioni e del ritorno alle urne.
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