I fattori genetici contano, la personalità dipende dalla tua forma del cervello

26 gennaio 2017 ore 14:12, Americo Mascarucci
I tratti fondamentali della #personalità umana e il conseguente rischio di sviluppare #disturbi mentali, sono legati alla struttura del #cervello. 
La tesi è sostenuta in un articolo pubblicato su "Social Cognitive and Affective Neuroscience", da un gruppo di ricercatori italiani appartenenti a diversi istituti nazionali ed esteri, tra cui l'Università Magna Grecia di Catanzaro, l'Università di Roma Tor Vergata e l'Università di Cambridge.
La #ricerca si è basata su uno dei modelli scientifici più accettati: la cosiddetta teoria dei big five. 
Si tratta di un approccio che postula l’esistenza di cinque grandi dimensioni, o macrotratti della personalità: estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale. 
Partendo da qui i ricercatori hanno provato ad individuare un collegamento tra l’anatomia cerebrale e la prevalenza di uno specifico tratto di personalità. 
"L’evoluzione della specie ha reso possibile che il nostro cervello si sviluppasse in modo da massimizzare l’area e la girificazione corticale a spese di un suo ridotto spessore” - spiega Nicola Toschi, professore all’Università di Roma Tor Vergata - È un pò come stendere e ripiegare un materiale gommoso: se da un lato questa azione aumenta la sua area, allo stesso tempo ne rende più sottile lo spessore. Se applichiamo questa metafora al cervello umano possiamo persino parlare di ‘stiramento e ripiegamento corticale".
Lo ‘stiramento corticale’ è dunque un meccanismo evolutivo fondamentale che consente al cervello di espandersi più rapidamente di quanto si espanda la scatola cranica che lo contiene, la quale tende a svilupparsi molto più lentamente rispetto al cervello stesso.
I fattori genetici contano, la personalità dipende dalla tua forma del cervello

Il gruppo di ricerca ha poi studiato le variazioni di tre aspetti dell'anatomia della corteccia cerebrale - lo spessore, l'area e il numero di solchi -  verificando in che modo sono legate a differenze nei tratti della personalità dei partecipanti.
"L'evoluzione ha modificato l'anatomia del nostro cervello, portando a un aumento dell'area e della quantità di solchi a spese di un ridotto spessore della corteccia" spiega Luca Passamonti dell'Università di Cambridge.
"È però interessante notare come lo stesso processo evolutivo riguardi ciascuno di noi: nel passare dall'infanzia all'adolescenza e infine all'età adulta, lo spessore della corteccia tende infatti a diminuire, mentre l'area e il numero di solchi aumentano", aggiunge Antonio Terracciano, della Florida State University. 
I volontari che si sono sottoposti all’esame di risonanza magnetica e che hanno preso parte all’Human Connectome Project avevano un’età compresa tra i 22 ed i 36 anni e senza nessuna malattia neurologica, psichiatrica o altri problemi medici di rilievo. Nonostante tutti gli individui coinvolti nella ricerca fossero sani, le associazioni tra i tratti di personalità e la struttura di determinate regioni cerebrali suggeriscono che le differenze anatomiche riscontrate potrebbero essere ancora più accentuate in persone che sono inclini allo sviluppo di malattie neuro-psichiatriche.
"Individuare le basi neurali della personalità è un passo importante che ci può portare a comprendere meglio la relazione tra morfologia cerebrale ed una serie di disturbi mentali come quelli dell’umore e quelli comportamentali - conclude Luca Passamonti - Un altro fondamentale traguardo sarebbe quello di migliorare la nostra comprensione della relazione che esiste tra le caratteristiche anatomiche del cervello e quelle funzionali nelle persone sane al fine di caratterizzare con maggiore precisione cosa accade nel cervello delle persone affette da disturbi neuro-psichiatrici".


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