Pagato per non lavorare, lettera di un docente al ministro Fedeli: "Mi umiliate"

26 gennaio 2017 ore 18:22, Americo Mascarucci
"Questa situazione è doppiamente frustrante: da un lato passo le giornate seduto a non fare nulla, dall'altro mi sembra uno schiaffo a chi fa tanti sacrifici per vivere". 
E' l'accorata #lettera che Daniele #Costantino, docente di filosofia di Marineo (Palermo) ha inviato al ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, al premier Paolo Gentiloni e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare l'anomalia di uno #stipendio percepito mensilmente #senza lavorare.
L'uomo ha poi raccontato il suo caso a Repubblica
"Vado a scuola per 18 ore a settimana, timbro il cartellino e mi siedo in aula professori in attesa di una sostituzione - spiega il docente - Questa è la mia vita, da quattro mesi a questa parte. Ogni mattina alle sei, quando mi sveglio, spero di uscire da un incubo. Mi illudo che sia ancora il 13 agosto, quando dovevano uscire i risultati delle richieste di trasferimento. Poi mi alzo, guardo fuori: è buio, fa freddo. Guardo la data sul telefono. E realizzo che è vero: anche oggi andrò a scuola per non sapere cosa fare". 
Un'odissea iniziata appunto ad agosto.
Pagato per non lavorare, lettera di un docente al ministro Fedeli: 'Mi umiliate'
"L'estate scorsa ottengo il trasferimento all'Alfieri - racconta ancora a Repubblica - sulla classe di concorso A036: Filosofia, psicologia e scienze dell'educazione. Lì per lì la cosa mi sorprende, perché al classico la filosofia è abbinata alla storia e affidata ai docenti di un'altra classe di concorso. Io ho anche quell'abilitazione, ma è un puro caso. Così ad agosto contatto la scuola e i dubbi aumentano: il mio incarico, mi comunica il preside, non è in classe ma sul potenziamento ossia su un contingente di docenti aggiuntivi, introdotto nel 2015 dalla Buona scuola, per fare attività di recupero, ampliare e migliorare l'offerta".

Come conseguenza, il docente si ritrova a non lavorare e ad essere ugualmente pagato. Un altro al posto suo accenderebbe file interminabili di ceri al santo protettore visto che in fondo si porta a casa lo stipendio senza la minima fatica, ma lui no, lui vuole insegnare, vuole guadagnarsi quei soldi lavorando al pari degli altri professori e non sentirsi più un "parassita".
Ecco perché ha deciso di sfogare la sua frustrazione, la sua rabbia in una lettera inviata alle massime autorità dello Stato e al ministro Fedeli.
"Spero che qualcuno mi risponda per dirmi se si tratta di un problema generale, della Regione o della scuola. E, soprattutto, per dirmi se potrò riavere indietro il lavoro per cui ho studiato. Se posso andrò in una scuola dove poter dare un contributo attivo - aggiunge Costantino - Non voglio abituarmi a pensare al lavoro unicamente come fonte di stipendio. Avevo chiesto solo il trasferimento a Torino, non di andare all'Alfieri e tantomeno di essere inserito nel potenziamento. Dopo tanti anni di servizio e master mi sento abbandonato, chiedo solo di tornare a insegnare, anche in un altro istituto". 
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