Allarme pediatri, più fibre ai bambini italiani anche per crescita

26 luglio 2017 ore 7:13, Luca Lippi
I bambini che hanno compiuto più di un anno non assumono abbastanza fibre. Questo è l’allarme lanciato dai medici pediatri dopo il conforto scientifico di uno studio coordinato dalla Clinica Pediatrica dell’Ospedale Buzzi/Sacco in collaborazione con Pediatri di Libera Scelta delle città di Milano e di Catania. Quasi la metà dei bambini con più di 1 anno non assume abbastanza fibre e la situazione peggiora col passare dei mesi, interessando il 58% a 2 anni e il 67% a 3 anni.
Per favorire la crescita e un sano sviluppo via libera, fin dalla più tenera età, alla dieta mediterranea. Modello alimentare che prevede tanta frutta e verdura, accompagnata da cereali e legumi, latte e derivati alternati a pesce, carne e uova, e olio extra vergine d’oliva come condimento.
Allarme pediatri, più fibre ai bambini italiani anche per crescita
I RISULTATI DELLA RICERCA
La ricerca ha coinvolto circa 400 bambini. Gianvincenzo Zuccotti, direttore della Clinica Pediatrica e del Dipartimento Pediatrico presso l’Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano ha dichiarato che lo scarso apporto di fibre “è una condizione diffusa e non positiva per la crescita corretta dei bambini e per la loro salute presente e futura, per questo è necessario aiutare i genitori a fare attenzione sin dai primi mesi di vita, al fine di costruire una dieta equilibrata e completa per i propri figli. È fondamentale far capire le cause, le possibili conseguenze e i facili accorgimenti che si possono prendere per evitare queste carenze”.

LE CAUSE
La carenza di fibre nell’alimentazione del bambino si annida in na dieta non adeguata ed equilibrata, spesso non specifica rispetto alle diverse esigenze di crescita del bambino, in ogni fase della sua vita. La dieta, infatti, soprattutto nei primi anni di vita, deve prevedere un adeguato quantitativo di alimenti, fibre comprese. Ne sono particolarmente ricchi i legumi, i cereali, gli ortaggi, la frutta, soprattutto pere, mele, pesche e la frutta secca a guscio quale noci e mandorle.

SE IL BAMBINO NON LI MANGIA
Capita spesso che il bambino manifesti quella che i pediatri chiamano la ‘neofobia alimentare’, l’avversione cioè per i cibi nuovi. Non è una patologia, è naturale e tanto comune da essere considerata una fase dello sviluppo infantile. È importante provare a incuriosire il bambino con ricette diverse e proponendo piatti anche belli da vedere, per esempio giocando sul colore e la disposizione degli alimenti, soprattutto è necessario che le abitudini alimentari dei genitori siano più possibile simili a quelle che dovranno essere le abitudini alimentari del bimbo. I pediatri dunque, consigliano di mettere in atto una serie di semplici trucchi: 
-dare il buon esempio: ogni proprio comportamento è un esempio per il bambino e questo vale anche a tavola;
-impostare  per il proprio bambino una dieta varia che comprenda almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Ad esempio, proponiamo  la frutta a colazione e anche nel momento dello spuntino;
-abituare al gusto delle verdure, iniziando con quelle che hanno un sapore più delicato (carote, zucchine) per poi gradualmente inserire le altre, evitando inizialmente quelle dal sapore amaro e molto intenso come verze, cavoli, cipolle;
-farsi aiutare dalla creatività in cucina: è possibile migliorare l’accettazione verso gli alimenti meno graditi preparandoli in maniera differente o miscelandoli con le pietanze più gradite;
-per aumentare la biodisponibilità di ferro e calcio possono essere messi in pratica dei piccoli accorgimenti durante la preparazione degli alimenti, per esempio consumare i legumi previo ammollo in acqua di almeno una notte e lunga cottura (in questo modo si riduce anche il contenuto di fitati che riducono l’assorbimento di alcuni nutrienti) o utilizzare il succo di limone per il condimento di insalate e verdure a foglia verde (l’assorbimento di ferro viene aumentato dalla vitamina C e dall’acido citrico);
-non demordere: la pazienza è lo strumento principale attraverso cui si riesce a far accettare alcuni alimenti che possono inizialmente essere rifiutati. Bisogna infatti assecondare in quel momento il rifiuto senza insistere, ma ripresentando poi più volte lo stesso alimento.

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autore / Luca Lippi
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