Sulla Libia Macron mostra il suo vero volto: un nuovo piccolo Napoleone

26 luglio 2017 ore 11:12, intelligo
Ci sono voluti due mesi appena per svelare il vero volto di Macron “l’europeista”: con il suo blitz in Libia, organizzato senza coinvolgere nessun paese Ue né la stessa Bruxelles, il neopresidente francese ha recuperato la tradizione interventista che fu di Mitterrand, Chirac e Sarkozy e che vede la Francia agire apertamente in nome del suo esclusivo interesse.
I fatti sono noti: Macron ha organizzato un summit a Parigi con i due rivali nella lotta per il controllo della Libia, il presidente Fayez al-Sarraj – sostenuto dall’Onu – e il leader dell’esercito nazionale Khalifa Haftar, che di fatto controlla metà del paese e sta sostenendo da solo una guerra contro gli estremisti affiliati all’Isis. I due si sono dati la mano in pubblico a favore dei fotografi e hanno dichiarato che proseguiranno «il dialogo politico per raggiungere una riconciliazione nazionale che coinvolga tutti i libici». Tradotto: non ci siamo accordati su niente. L’unico risultato
Sulla Libia Macron mostra il suo vero volto: un nuovo piccolo Napoleone
concreto ottenuto da Macron è stata la legittimazione concessa al general Haftar, che si ribella al governo riconosciuto internazionalmente e mantiene migliaia di uomini armati nel paese. 
L’obiettivo dell’inquilino dell’Eliseo d’altra parte non è quello di favorire uno o l’altro contendente: vuole creare buoni rapporti con entrambi per assicurare alla Francia il controllo economico delle risorse del paese chiunque sarà alla fine il vincitore del confronto. Non è un caso che l’Italia – che storicamente ha interessi importanti in Cirenaica - non sia stata invitata, nonostante sopporti tutto il carico dei migranti che partono dalla Libia. Un comportamento molto simile a quello di Sarkozy, che per lo stesso motivo iniziò la guerra nel 2011 mettendo i partner europei di fronte al fatto compiuto.
La Libia ha di molto aumentato l’estrazione di greggio nei primi mesi del 2017, portandola a giugno a un milione di barili al giorno. Non è assurdo pensare che nel giro di poco, considerato che il paese è esentato dal rispettare i limiti Opec sulla produzione, si possa tornare ai livelli degli anni di Gheddafi, circa 1,6 milioni di barili. La Francia è interessata a metterci le mani approfittando della relazione speciale con il leader del paese, chiunque sarà.
Ma l’iniziativa non ha solo motivazioni economiche: il neopresidente è alla ricerca di un risultato prestigioso per fermare il vertiginoso calo dei consensi nei suoi confronti, in questi giorni crollato appena sopra il 50 per cento. È vero che non era possibile mantenere l’altissimo tasso di approvazione ottenuto alle elezioni, ma la sua popolarità è persino più bassa di quella del predecessore François Hollande nello stesso periodo. Lo stile autoritario adottato appena arrivato al potere, e soprattutto la decisione di modificare le leggi sul lavoro tramite decreto senza passare per il dibattito parlamentare, ha infastidito molti dei suoi elettori. È da vedere se potranno essere riconquistati con questa sceneggiata neocolonialista. 

di Alfonso Francia 

autore / intelligo
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