Migranti, Gentiloni: "L'Italia valuta anche l'uso di navi militari con la Libia"

26 luglio 2017 ore 13:46, intelligo
"Ho parlato con la cancelliera Merkel che mi ha confermato l'impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane sul fronte dell'immigrazione". L'Italia valuta anche l'uso di navi militari con la Libia contro i trafficanti di uomini nel Mediterraneo. Il governo intende informare il Parlamento. Parole del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il premier libico, Fayez al-Sarraj. Un "segnale politico importante" che "comporta anche impegni significativi" definisce poi la decisione dell'Ue di creare una task-force di aiuti all'Italia sull'emergenza immigrazione.
Ma tutto questo arriva dopo che la Corte Ue ha ribadito che l’Italia dovrà continuare a farsi carico delle persone che sbarcano sulle proprie coste. 
"L'attraversamento di una frontiera in violazione dei requisiti imposti dalla normativa applicabile nello Stato membro interessato - si legge nella sentenza - deve necessariamente essere considerato illegale ai sensi del regolamento Dublino III". Il dispositivo spiega, inoltre, che la nozione di "attraversamento irregolare di una frontiera" abbraccia anche la situazione in cui "uno Stato ammetta
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nel proprio territorio cittadini di un Paese non Ue invocando ragioni umanitarie e derogando ai requisiti di ingresso in linea di principio imposti ai cittadini di Paesi non Ue". L'unica eccezione al trasferimento di un richiedente asilo verso lo Stato competente di primo arrivo può essere prevista "se, a seguito del'arrivo di un numero eccezionalmente elevato di cittadini di Paesi non Ue intenzionati a ottenere una protezione internazionale, esiste un rischio reale che l'interessato subisca trattamenti inumani o degradanti in caso di realizzazione di tale trasferimento".

Intanto l'Avvocato generale Ue ha chiesto di respingere ricorsi Slovacchia e Ungheria contro ricollocamenti. Dunque il meccanismo provvisorio di ricollocazione rimane obbligatorio. per Yves Both secondo cui "contribuisce realmente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l'Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015". Slovacchia e Ungheria fanno parte del Gruppo di Visegrad (insieme a Polonia e Repubblica Ceca) che si sono schierati contro gli accordi Ue per il trasferimento dei rifugiati tra i vari Stati membri.


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