Ricerca, Lorenzin: il problema sono i cervelli che non tornano

27 aprile 2016 ore 20:43, Adriano Scianca
La ricerca è decisamente una risorsa autoctona che andrebbe sfruttata al meglio. O almeno questo sembra essere l'impegno del governo formulato in occasione degli Stati Generali della Ricerca sanitaria, organizzati dal ministero della Salute a Roma il 27 e 28 aprile. A fare gli onori di casa, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha dichiarato: “Dobbiamo creare un sistema in cui sia più facile fare Ricerca in Italia, più facile brevettare ed avere una retribuzione adeguata alle proprie scoperte scientifiche, potendo contare anche su un team adeguato di supporto per la costruzione del percorso dei ricercatori stessi”. Il ministro ha inoltre rilevato come sia '”normale che i ricercatori abbiano occasioni di scambio all'estero, ma ciò che non è normale è che non tornino e che l'Italia non riesca ad attrarre ricercatori stranieri”. Dunque, “dobbiamo aumentare la nostra capacità di accoglienza con norme che agevolino sempre di più la ricerca”.

Ricerca, Lorenzin: il problema sono i cervelli che non tornano
Altro obiettivo è “mettere in rete”: “Per questo - ha detto Lorenzin - abbiamo creato una piattaforma per mettere in collegamento tutti i nostri ricercatori, anche quelli che sono all'estero. Per la formazione di ciascuno di loro abbiamo speso 400mila euro. Creare una community è importante, si tratta di un nostro grande 'patrimonio'”. L'Italia, ha detto ancora, “è il quinto Paese al mondo per pubblicazioni scientifiche ed è al 12esimo posto per investimenti nella ricerca biomedica, ma nonostante tanta produzione, sono poche le ricerche che si sviluppano poi in start-up o brevetti, e questo è un vulnus”. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riflettuto sul fatto che “il nostro paese vanta eccellenze” nel campo della ricerca ma, ha scritto nel suo messaggio, dobbiamo “compiere uno sforzo per incrementare le risorse a disposizione. Investire nella ricerca - è la sottolineatura - vuol dire investire nel futuro. Deve diventare una priorità nell'agenda italiana”, anche per “evitare che alcuni tra i migliori” tra i giovani “vadano a costruire altrove il proprio futuro”. 

E intanto Matteo Renzi, nella sua enews settimanale, annuncia “un Cipe straordinario” per il primo maggio prossimo “che stanzierà 2,5 miliardi di euro sulla ricerca e un miliardo di euro sulla cultura”. “Il lavoro che verrà in Italia sarà creato anche e soprattutto dalla scommessa sul capitale umano: ricerca e cultura smettono di essere i settori da tagliare e diventano quelli su cui investire”, scrive il premier. 
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