Le password della settimana, burocrazia e burattini

27 gennaio 2017 ore 12:08, Paolo Pivetti
I soccorsi, nella tragica vicenda di #Rigopiano, sono stati ritardati o resi meno efficaci dalla #burocrazia, si ripete con insistenza. 

E il nostro inutile sdegno, la nostra sterile voglia di #giustizia, s’infrangono contro questo ottuso, sordo muro di potere assoluto che è la burocrazia, incombente sulla vita sociale e politica. Ma ormai la burocrazia legifera anche sui nostri gesti quotidiani. Anche la coda in farmacia è governata da leggi burocratiche. Vi può capitare di trovarvi di fronte ad uno schermo sul quale scegliere, col touch, tra farmaci con ricetta, prodotti senza ricetta, farmaci prenotati e via con le varie specializzazioni, e ricevere, a seconda dell’opzione, un  numero preceduto da una lettera.
Le password della settimana, burocrazia e burattini
Per  poi scoprire che gente entrata dopo di voi viene servita molto prima, per via della combinazione di numeri e lettere. La burocrazia imperscrutabilmente domina ogni momento della nostra vita, anche le code, dunque non c’è più speranza.
Burocrazia è parola di origine francese, bureaucratie, ma ha alle spalle una storia che merita di essere raccontata. 
Comincia con il tardo latino bura, che significa “stoffa rozza”, e che nell’antico francese diventa bure. Una simile stoffa, essendo molto robusta e di poco prezzo, nei secoli successivi venne usata per ricoprire il piano superiore dei banchi degli scrivani, e di qui il nome bureau dato al banco stesso, e poi estensivamente al luogo dove si scriveva, allo scrittoio, allo studio, all’ufficio. Bureau  come “ufficio” vive ancora nel francese moderno.
Fu nel Settecento che l’economista Vincent De Gournay, esasperato, già allora, dal “potere degli uffici”, coniò ironicamente il termine bureau-cratie, fondendo insieme la parola francese bureau con la fatidica terminazione -cratie, tratta dal greco kràtos che significa forza, potere: ricalcava così il modello di altre parole di antica origine: ariso-cratie, demo-cratie eccetera. Dalla Francia la parola bureaucratie, con tutto il suo peso opprimente, si estese con qualche aggiustamento, a tutta Europa:  e da noi divenne appunto burocrazia.
Ma, sorprese dell’etimologia, dal medesimo latino popolare bura è nato parallelamente anche il nostro buratto, che pure indicò in origine un tessuto a trama larga con cui si facevano i setacci per la farina, che presero il nome di buratti, e di qui  burattare per “setacciare”, “scuotere”.
Successivamente, nel secolo XVI, Burattino fu assunto come nome proprio da uno zanni della commedia dell’arte, probabilmente per i movimenti scomposti e grottechi che faceva in scena, simili a quelli di chi  buratta  la farina; in fine burattino divenne nome comune per  indicare un fantoccio, un pupazzo, calzato nella mano di un burattinaio per dare spettacolo nella classica “baracca”. 
Dunque il teatro dei burattini e la burocrazia sono parenti stretti.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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