Corte Appello Aja, "Olanda responsabile'' massacro di Srebrenica. Deve risarcire

27 giugno 2017 ore 15:12, Stefano Ursi
La Corte d'Appello dell'Aja ha stabilito che i Paesi Bassi sono parzialmente responsabili della morte nel 1995 di circa 300 uomini musulmani, in quello che viene ricordato alla storia come il massacro di Srebrenica. Secondo i giudici del tribunale internazionale, i militari olandesi avrebbero costretto i rifugiati in cerca di riparo nel loro compound a lasciare la base. Cosa che, secondo il giudizio dell'Aja, ha di fatto messo le vittime nelle mani dei carnefici. L'episodio si innesta in quello che viene chiamato il massacro di Srebrenica, dove vennero uccisi dai serbo-bosniaci 8 mila musulmani.

Corte Appello Aja, 'Olanda responsabile'' massacro di Srebrenica. Deve risarcire
La sentenza conferma una decisione del 2014 secondo la quale le forze di pace olandesi non potevano non essere al corrente del fatto che le persone in cerca di rifugio nel villaggio di Potocari erano a rischio fortissimo di essere uccise dalle truppe serbo-bosniache, una volta che fossero state mandate via dalla base Onu. Lo Stato olandese, si legge, dovrà versare un risarcimento alle famiglie delle vittime, che corrisponde al 30 per cento dei danni subiti dalle donne e dagli uomini e giovani, sostanzialmente mandati verso la morte. I danni, si apprende, saranno quantificati in una successiva udienza, in cui si capirà quanto lo Stato olandese dovrà versare.

Ricordiamo che lo scorso anno, nel marzo 2016, il Tribunale penale internazionale dell’Aja ha riconosciuto Radovan Karadzic responsabile del massacro di Srebrenica, una tragedia che viene considerata la più grande strage in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Radovan Karadzic è stato condannato in primo grado a quarant’anni di reclusione. Non solo i giudici lo hanno dichiarato responsabile “personalmente”, dell’“impresa criminale congiunta”, ovvero l’assedio a Sarajevo (durò 44 mesi con quasi dodicimila morti) ma anche di persecuzioni, stermini, deportazioni, uccisioni, trasferimenti forzati, attacchi contro civili, violazione delle leggi di guerra, e perfino per la cattura dei caschi blu dell’Onu “usati” come ostaggi.

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autore / Stefano Ursi
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