Non superano la prova 'Goletta verde' le coste "inquinate" della Calabria

27 luglio 2015, Americo Mascarucci
Non superano la prova 'Goletta verde' le coste 'inquinate' della Calabria
Un dossier da “lacrime e sangue” quello presentato da Goletta Verde di Legambiente sullo stato di salute della depurazione in Calabria con particolare riferimento allo smaltimento dei fanghi. 

Diciassette campionamenti sui venticinque eseguiti lungo le coste della Calabria presentano una carica batterica elevata, superiore alle soglie stabilite dalla legge. Per 15 di questi punti, principalmente alle foci di fiumi, torrenti e scarichi, il giudizio è di “fortemente inquinato”. Una situazione che evidenzia un deficit depurativo che non risparmia nessuna provincia calabrese, sicuramente già noto e denunciato da tempo e che permane a causa soprattutto della carenza di progettualità relativamente all’ammodernamento degli impianti. È questo in sintesi il bilancio finale della tappa in Calabria da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane – realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati – presentato a Tropea da Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria e da Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde. “L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è, bene specificarlo, è quello di individuare i punti critici di una regione e le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati – commenta Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde Il nostro, è bene ribadirlo, è quindi un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegniamo patenti di balneabilità, ma restituiamo comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. Tutti i punti monitorati dai tecnici di Goletta Verde, sono risultati inoltre privi dei cartelli sulla qualità delle acque e di eventuali divieti di balneazione previsti per legge e in molti di questi era significativa la presenza di bagnanti. 

Appare quindi evidente, a fronte anche delle tante segnalazioni che arrivano dagli stessi cittadini, che occorre affrontare con urgenza il deficit depurativo ancora presente per tutelare non solo l’ambiente, ma la stessa salute dei bagnanti e l’economia turistica della zona che rischia altrimenti di vedere annullati gli sforzi compiuti in questi anni”.

Dal documento emerge come la Regione Calabria abbia una potenzialità di depurazione pari all’81% degli abitanti equivalenti totali, ma analizzando la reale capacità di trattare adeguatamente gli scarichi, il dato si abbassa notevolmente. 

Infatti, secondo l’Istat (dati al 2012) ad essere trattati in maniera adeguata è il 51,5% del totale del carico generato. Criticità evidenziate anche nell’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia che comprende anche 130 agglomerati calabresi. Inadeguatezza che è già costata alla Regione una condanna da parte della Commissione europea nel 2012 e che secondo i calcoli del Governo, comporterebbe, a partire dal 2016 e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, una multa di 38 milioni di euro all’anno. Per far fronte alla prima condanna del 2012 era stato stimato un fabbisogno per questa regione di circa 243milioni di euro e di questi la delibera CIPE 60/2012 ne stanziava 160 milioni (più altri 83 milioni da altre risorse). Per ora sono state, però, sbloccate opere solo per 104 milioni di euro (8 interventi) e rimangono ferme ancora 10 opere per circa 140 milioni di euro.

  Tutto a causa della mancanza di progetti concreti e immediatamente realizzabili a cui destinare i fondi, come ammesso dallo stesso Ministero dell’Ambiente e dal presidente della Regione Oliverio che ha chiesto un “programma di efficientamento e rifunzionalizzazione degli impianti di depurazione nei comuni costieri della Regione Calabria” che riguarderà 100 amministrazioni comunali per 8 milioni di euro di interventi. Sei i prelievi effettuati in provincia di Reggio Calabria, quattro dei quali giudicati “fortemente inquinati”: si tratta dei campionamenti eseguiti alla foce del torrente Menga (località Sabbie bianche) e presso lo sbocco dello scarico vicino al lido comunale entrambi a Reggio Calabria (per quest’ultimo punto va specificato che nonostante il “temporaneo” divieto di balneazione la zona è altamente frequentata da bagnanti); alla spiaggia presso lo scarico sul lungomare Cenide a Villa San Giovanni; alla foce del fiume Mesima a San Ferdinando. 

Carica batterica entro i limiti quella riscontrata, invece, alla spiaggia di fronte piazza Porto Salvo a Melito Porto San Salvo e alla foce del fiume Petrace a Marina di Gioia Tauro. Dei cinque prelievi effettuati nel cosentino è risultato nei limiti di legge soltanto quello effettuato alla spiaggia del lido Diamante in località Torricella di Diamante. Fortemente inquinato, invece, il giudizio per i prelievi alla foce del canale sulla spiaggia libera di Villapiana Lido; alla foce del fiume Crati in località Laghi di Sibari a Cassano allo Ionio; alla foce del fiume Parise a Bonifati e alla foce del fiume San Francesco a Paolo. 

  Quattro i campionamenti nel crotonese, due dei quali fortemente inquinati: alla foce del fiume Esaro, a Crotone, e in prossimità del canale sulla spiaggia a destra del Castello a Isola di Capo Rizzuto. Entro i limiti invece l’altro prelievo a Crotone, sulla spiaggia del lungomare Magna Grecia, e alla foce del fiume Tacina a Steccato di Cutro. In provincia di Catanzaro ha dato esito positivo soltanto il campionamento eseguito alla spiaggia di Caminia a Stallettì. Fortemente inquinato, invece, il giudizio per le acque prelevate alla foce del fiume Fiumarella a Catanzaro Lido e alla foce del torrente Zinnavo a Lameza Terme. Inquinato, invece, quello alla foce del torrente nei pressi del faro di Capo Suvero a Gizzeria. Infine, sei i prelievi effettuati in provincia di Vibo Valentia. Fortemente inquinati sono stati giudicati quelli compiuti alla foce del torrente Mandricelle, nella frazione Corrorino-Porticello di Joppolo; alla foce della fiumara Ruffa in località La Torre di Ricardi e alla foce del fiume Sant’Anna di Vibo Valentia. Inquinato il giudizio del prelievo agli scogli alla foce del torrente Britto a Marina di Nicotera. 

Entro i limiti quello alla foce del fiume Angitola, in località Calamaio di Pizzo Calabro. I tecnici di Legambiente – dopo diverse segnalazioni di cittadini attraverso il servizio Sos Goletta – hanno inoltre esaminato un campione d’acqua prelevato presso la spiaggia libera contrada di Riaci a Ricadi, anch’esso entro i limiti di legge. Insomma una situazione drammatica in una regione che da sempre è rinomata dal punto di vista turistico per la bellezza dei suoi paesaggi e per un mare giudicato fra i più belli d’Italia. E difatti sono tanti i turisti che da ogni parte d’Italia ma anche dall’estero si riversano ogni anno sulle coste calabresi per assaporare la suggestività di luoghi unici al mondo, considerati eccellenti dal punto di vista della qualità. 

E’ per questo che le istituzioni non possono in alcun modo sottovalutare il problema, adoperandosi in ogni modo per ripristinare al più presto le condizioni di salvaguardia ambientale superando le molte criticità riscontrate.
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