Paula Cooper si è sparata. Era l'ex condannata a morte più giovane degli Usa

27 maggio 2015, Adriano Scianca
Paula Cooper si è sparata. Era l'ex condannata a morte più giovane degli Usa
A suo modo fu una figura simbolo degli anni '80: Paula Cooper nel 1986 da minorenne divenne la più giovane detenuta in un braccio della morte. Gli italiani se la ricordano per le campagne che anche in Italia ne chiedevano la sottrazione al boia. 

Quella che tutti ricordano come una sedicenne afroamericana e che era ormai una donna di 45 anni si è tolta la vita a Indianapolis. Sul suo corpo è stato rinvenuto un colpo d’arma da fuoco. 

Era uscita di carcere due anni fa, dopo aver scontato 28 anni di reclusione

L'11 luglio 1986, con altre tre ragazze (Denise Thomas, 14 anni, Karen Corder, 16 anni, e April Beverly, 15 anni), Paula saltò la scuola e dopo aver bevuto alcol e fumato marijuana finì per accoltellare a morte un'anziana insegnante di studi biblici, Ruth Pelke, di 78 anni, colpendola 33 volte per una rapina che fruttò dieci dollari e una vecchia auto. 

Sedicenne, la giuria la condannò alla sedia elettrica, in quanto l'Indiana ammetteva la pena di morte a partire dai 10 anni di età. Dopo tre anni di braccio della morte la condanna della teen-ager venne commutata a 60 anni di reclusione che si ridussero a 27 per dimostrata buona condotta. 

Decisiva fu la mobilitazione internazionale, tra cui quella dei Radicali in Italia. Anche Papa Giovanni Paolo II chiese la grazia. 

Due anni dopo la Corte Suprema americana stabilì che non si poteva infliggere una condanna alla pena capitale per un reato commesso sotto i 16 anni, definendo tali sentenze crudeli e quindi incostituzionali.
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