Mediaset-Vivendi, Calenda in difesa di Berlusconi denuncia la "Scalata opaca"

28 dicembre 2016 ore 14:44, Luca Lippi
A margine di una conferenza stampa al Mise, il ministro Calenda ha dichiarato:La scalata di Vivendi a Mediaset è un’operazione un po’ opaca, ma non è detto che si facciano provvedimenti ad hoc da parte del governo per contrastarla”. 
Noi siamo stati chiari fin da subito, non sembra il modo giusto, è un’iniziativa un po’ ostile e un po’ opaca”, ha ribadito Calenda sottolineando “il giudizio negativo” sulla scalata.
Questo accadeva il 22 dicembre scorso. Poi sostanzialmente il discorso non cambia, nenache nelle dichiarazioni rilasciate dal ministro alla Stampa quando afferma che  "C'è il rischio che si faccia questa operazione per paralizzare la governance di una azienda importante in un settore delicato", però ribadisce anche che "Dobbiamo rispettare le regole del mercato, accettare il caso spesso positivo e normale che uno straniero acquisti una azienda italiana. Ciò che non è normale, però, è come si sono verificati i fatti sinora. E' stato tutto molto opaco e le intenzioni poco chiare".
Proviamo a ricostruire la vicenda per chi non avesse avuto la possibilità di approfondire.

Mediaset-Vivendi, Calenda in difesa di Berlusconi denuncia la 'Scalata opaca'

Il 19 dicembre Confalonieri raccontava la genesi del rapporto tra Mediaset e Vivendi, pur nel dovuto rispetto delle leggi di mercato il presidente del gruppo di Cologno rievocava l’operazione la “La Cinq”, la prima tv privata francese fondata da Silvio Berlusconi nel 1986 approfittando della scelta dell’allora presidente transalpino François Mitterrand di concedere due nuove licenze per l’apertura di emittenti private. Raccontava  Confalonieri: “Ci lanciammo nell’operazione  con l’aiuto del produttore Jérôme Seydoux, che si presentò come azionista di maggioranza e si aggiudicò le frequenze. Appena compresero che potevamo crescere molto il governo decise di privatizzare TF1, il maggiore canale generalista francese, che diventò subito un concorrente ingombrante. Fummo costretti a battere in ritirata”. 
La vicenda, a suo dire, testimoniava che in un settore strategico come quello dei medianon c’è in gioco solo l’italianità, ma anche l’interesse nazionale”. 
Confalonieri sottolineava per questo la rinnovata fiducia nei confronti dell’esecutivo. L’immediata sortita del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, nei giorni in cui Vivendi saliva al 20% del Biscione rastrellando azioni sul mercato, è stata accolta con sollievo: “Ci sentiamo supportati perché il governo sta agendo in modo corretto e anche molto deciso”.
Riportando la questione alle ultime ore, Vivendi ormai viaggia al 30% delle quote in Mediaset (la partecipazione autorizzerebbe un’azione di aumento di capitale automatica sufficiente a prendere il controllo).
In conclusione, il ministro Calenda sicuramente dimostra interessamento per la questione, ma alle cronache nessun interessamento concreto! A meno di notizie riservate che saranno rese pubbliche nelle prossime ore (l’azienda è quotata in Borsa, le notizie non possono uscire senza il vaglio della Consob) continuiamo a seguire la vicenda sicuri di un’azione adeguata a difesa di una delle grandi aziende italiane.


autore / Luca Lippi
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