Zeta esalta il rap, ma è un mondo che gioca sporco con i giovani

29 aprile 2016 ore 13:20, Vanessa Dal Cero
Visto il successo sempre maggiore che il rap riscuote tra i giovanissimi, non poteva di certo mancare una pellicola sul fenomeno (non solo) musicale del momento. Arriva così nelle nostre sale Zeta, il film sul rap italiano a firma di Cosimo Alemà, già noto nel genere per aver diretto molti video musicali di artisti italiani e stranieri.

La storia è quella di un giovane rapper, interpretato da Izi, che tenta di emergere con le sue rime “dure e pure” in una Roma tetra e desolata; che in confronto la malfamata Detroit sembra essere un’isola felice. Non a caso c’è già chi lo accosta a 8 Mile, il film ispirato alla vita di Eminem il più celebre rapper bianco americano.
Ed in effetti l’atmosfera che si respira nel film, con annessi contenuti, è la classica ormai del genere: droga, violenza, amore (?), sesso, linguaggio molto “british” e tutto il resto. Niente di nuovo nell’oscurità, anche se la chiamano originalità o peggio realismo, quando invece le storie che si raccontano sono sempre a senso unico; quelle di una generazione forse perduta che si ritrova e si compiace in una violenza, anche sentimentale, che dà la falsa illusione dell’essere giovani. Il tutto condito da frasi del tipo “quello che vuoi te lo devi prendere” che, senza troppi sforzi di fantasia, si trasforma facilmente nel calpestare e prendersi i sogni degli altri.

Zeta esalta il rap, ma è un mondo che gioca sporco con i giovani
Insomma, un ritratto non proprio generoso dei giovani della periferia romana, molto americanizzati nel look e nel linguaggio da fare a tratti sorridere, se non ci fosse subito dopo – viste le loro storie - da piangere. Soprattutto se si pensa che questo “modo di fare”, la cui necessaria connessione con la buona musica (pure rap) è ancora tutta da dimostrare, sia in qualche modo diverso, originale e non omologato, quando invece è proprio l’esatto contrario: tutti dicono, fanno e “tirano” sempre più o meno le stesse cose. Considerato poi che di neutrale dietro a un film, anche fosse un documentario, non vi è mai nulla, la storia narrata disvela il senso di tutta la pellicola: puro nichilismo dietro le mentite spoglie di una semplice “fotografia”, buono solo a fomentare la crescita di giovani già vecchi, che a quanto pare nemmeno saranno pensionati. Ben altro meriterebbero invece, e lo meritano di sicuro, i ragazzi e le ragazze della nuova generazione, soprattutto quelli che nella realtà si trovano in situazioni difficili.

Se non altro una trovata questo film è riuscito forse ad averla. Oltre alla presenza di bravi attori, tipo Irene Vetere e Salvatore Esposito, la scena è infatti costellata di brevi ma numerose apparizioni di rapper italiani, da Fedez a J-AZ. Camei che fanno da sfondo a una colonna sonora rap di tutto rispetto e che potrebbero garantire anche un buon traino al botteghino. Un film sul rap italiano, questo sì; ma non chiamatelo per favore un film sui giovani.
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