Istat annuario 2016: italiani brava gente, ma anziana, viziosa e sedentaria

29 dicembre 2016 ore 14:52, Luca Lippi
Come ogni anno, l’Istat stila l’annuario per il 2016, ed è un po’ come leggere l’oroscopo di inizio anno, segno per segno, solo che i numeri non sono previsioni ma prese d’atto. 
Salta all’occhio l’invecchiamento della popolazione e i dati positivi sul lavoro che però avendo una platea assai più ristretta rispetto alla rilevazione precedente non sono affatto positivi. Insomma, l’annuario è più una curiosità che un vero e proprio bacino di dati elaborabili per arrivare a decodificare chissà quale messaggio.
Vediamo in sintesi quello che l’annuario ci vuole comunicare
Il paese, almeno secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, sta economicamente meglio e si sono ridotti i divari territoriali esistenti tra nord, mezzogiorno e sud. Nel 2015 gli occupati in Italia sono 22 milioni e 465 mila, 186 mila in più rispetto all’anno precedente (più 0,8 per cento), il tasso di occupazione è al 56,3 per cento (più 0,6 punti percentuali rispetto al 2014) e il numero di disoccupati è diminuito del 6,3, facendo scendere il tasso di disoccupazione all’11,9 per cento rispetto al 12,7 dell’anno precedente. Tutto ciò, oltre che all’aumento della fiducia per il futuro, ha contribuito a far aumentare, anche se in misura lieve, la spesa media mensile familiare che nel 2015 si è attestata a 2.499,37 euro, con una decrescita del 4,9 per cento delle famiglie costrette limitare la qualità e la quantità dei prodotti alimentari per questioni di bilancio.
Dati positivi smorzati però dalla constatazione che l’Italia è un paese sempre più vecchio. Al 31 dicembre 2015 infatti ogni 100 giovani ci sono 161,4 over-65: il secondo paese in Europa per processo di invecchiamento della popolazione (dietro solo la Germania). Il problema è che facciamo pochissimi figli: nel 2015 il quoziente di natalità è infatti sceso a 8 nati per mille abitanti, 0,3 punti percentuali in meno rispetto a quello dell'anno precedente. I bambini nati infatti sono passati da 502.596 a 485.780. E al contempo aumentano i morti. Se infatti il numero di decessi nel 2014 era di nemmeno 600 mila persone, nel 2015 questo è salito a quota 647.571. Un processo che ha abbassato la speranza di vita (alla nascita) a 80,1 anni, rispetto agli 80,3 dell'anno precedente.

Istat annuario 2016: italiani brava gente, ma anziana, viziosa e sedentaria

Nel dettaglio:
-Lavoro
Sei milioni e mezzo di italiani "sognano un lavoro. Sommando ai disoccupati le forze di lavoro potenziali, ammontano a 6,5 milioni le persone che vorrebbero lavorare". L'Istat riepiloga la situazione sul mercato del lavoro nel 2015, spiegando che le forze di lavoro potenziali sono rappresentate da persone che non cercano un impiego ma sarebbero pronte ad accettarlo o che lo cercano ma non sono subito disponibili. Sono tutti quindi accomunati dal 'sogno' di avere un lavoro.
-Casa 
In calo i "proprietari di casa" e i possessori di mutuo. Nel 2015 calano sia le famiglie proprietarie dell'abitazione in cui vivono (da 81,5% del 2014 a 81%), sia quelle con un mutuo in corso (da 19,3% del 2014 a 17,7%). L'Istat ricorda che "la rata media mensile del mutuo è di 586,41 euro, ma varia dai 619 euro del Centro ai 497 delle Isole mentre nelle città metropolitane si raggiungono i 636 euro mensili". Le famiglie che invece pagano un affitto sono il 18%. In questo caso la spesa media è di 430,56 euro a livello nazionale ma sale a 506,55 euro mensili nel Nord-ovest, la ripartizione dove si paga di più. L'esborso è molto più contenuto nelle Isole, 260,77 euro.
-Trasporto 
L'auto è ancora il mezzo di trasporto privato preferito. Sette italiani su 10 (68,9%) vanno a lavoro con la macchina. Nel 2016 si mettono alla guida quasi sette occupati su dieci. Anche per gli studenti le quattro ruote rappresentano la 'normalità' (37,3%), in questo caso come passeggeri. Ma c'è anche una fetta di loro, 13,1%, che sceglie il tram o il bus (contro il 5,5% dei lavoratori) e un altro 11% va in pullman o corriera (a fronte del 2,0% degli occupati). "I mezzi a due ruote sono poco utilizzati per raggiungere la scuola o il posto di lavoro", conferma l'Istat, sottolineo che tra gli occupati il 3,6% usa la moto e il 3,7% la bicicletta (rispettivamente 2,0% e 2,4% tra gli alunni).
-Il pranzo 
Resiste ancora il rito del pranzo che il 72,7% degli italiani consuma a casa. Il pranzo nel 2016 costituisce nella gran parte dei casi il pasto principale per il 66,6% della popolazione. Consumano il pranzo a casa maggiormente i residenti nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 82,8% e 83,1%) rispetto a chi risiede nel Nord ovest (64,3%), al Centro (68,0%) e nel Nord Est (70,9%).
-I vizi
Non cala il vizio del fumo: il tabagismo è più diffuso fra i giovani tra i 25 e 34 anni (26,3%) e in particolare fra gli uomini. Tra gli uomini i fumatori sono il 24,8% mentre tra le donne il 15,1%. Il picco dei fumatori si ha proprio negli uomini tra i 25 e i 34 anni (con il 33,5%) e poi nelle donne tra i 55 e i 59 anni con il 20,4%. La quota dei fumatori è più elevata tra chi vive nel centro (20,7%) mentre raggiunge il valore più basso tra i residenti del Nord-est (18,2%). I valori più alti si osservano in Campania (23,4%), Umbria (22,8%) e Basilicata (21,5%), mentre i datai più bassi arrivano da Calabria (15,9%), Veneto e provincia di autonoma di Trento (16,2%) e Puglia (17,6%).
-Criminalità 
Ci sono meno omicidi e rapine ma cresce percezione della criminalità. Omicidi volontari in calo, in particolare quelli di mafia che sono al minimo storico, così come le rapine. Ma a dispetto dei numeri, tra la popolazione italiana cresce la percezione del rischio criminalità.
Nell'anno che volge al termine il 38,9% delle famiglie avverte la criminalità come un problema presente nella zona in cui vive (30% nel 2014). Un fenomeno che ha sua punta massima in Lazio, dove una famiglia su due (il 50%) percepisce il rischio, seguito da Veneto (45,7%), Emilia Romagna (45,5%) e Lombardia (44,3%); quest'ultima era al primo posto nel 2014. In quinta posizione la Campania, come nel 2014, ma la quota di famiglie è ben superiore (43,5% contro 33,3%).
Condannati e detenuti diminiuscono e 3 reclusi su 10 lavorano. Continua il calo dei condannati iscritti nel casellario giudiziario e dei detenuti. Nel 2015 i condannati sono stati 314.550, in diminuzione del 10% rispetto al 2013 e del 3,1% rispetto al 2014. Mentre i detenuti si sono attestati a 52.164, oltre 10 mila in meno rispetto al 2013. Quasi un detenuto su tre è di cittadinanza straniera (33,2%): a Nord i non italiani sono il 46,9%, al Centro il 42,6% e solo il 17% nel Mezzogiorno. Sale invece al 29,8% (sono 3 su 10) la quota di detenuti che svolgono un'attività lavorativa, nella maggior parte dei casi alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (84,6% dei detenuti lavoranti).

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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