Dove vanno giovani e pensionati in fuga dall'Italia

29 maggio 2017 ore 17:13, Luca Lippi
C’è stata una fuga, silenziosa, dei pensionati, che si è accostata a quella più celebre dei cervelli. Senza entrare nel merito e senza entrare nel biasimo morale o ideologico di certe scelte di vita, esaminiamo il dato in termini sociali. I legami sempre meno stretti con i figli, che nel frattempo a loro volta sono emigrati, sono una delle motivazioni, poi subentra anche la anche (in troppi casi) la necessità.
Comprare casa a Santo Domingo costa meno di un bilocale in Brianza e la vista è leggermente migliore. per tutto il resto, quello che serve è solamente trovare una buona assicurazione sanitaria.
I numeri - nel 2005 le case comprate all’estero erano il 2,18% del totale delle transazioni. Nel 2014 la percentuale è salita al 10,86%. C’entra in tutto questo, ovviamente, anche il calo drastico che è avvenuto nelle compravendite in Italia, letteralmente dimezzate. Ma influisce anche l’impennata degli acquisti all’estero, quasi triplicati rispetto al 2015: erano 18mila, sono arrivati a 45mila nel 2014 (Fonte Agenzia delle Entrate).
Dove vanno giovani e pensionati in fuga dall'Italia
Che cos’è successo?  L'amministratore delegato di Luxury & Tourism Ltd, società che intermedia gli acquisti di immobili degli italiani all’estero, sottolinea che ci sono tre attori che stanno determinando la tendenza. I piccoli investitori italiani, legati al mattone per tradizione ma insoddisfatti dei rendimenti del mercato italiano, gli investitori maggiori che, secondo Santacatterina, possono puntare a un rendimento doppio rispetto a quello ottenibile in Italia. Questo sia per tassazioni minori sia perché chi compra per investimento “cerca destinazioni che hanno una locabilità di 12 mesi all’anno, come le Canarie e la Repubblica Dominicana”.
Verso questi luoghi va però anche la terza categoria di persone, quella deipensionati in fuga’. 

Il focus dell'Inps sul fenomeno - La definizione, e il paragone con i cervelli in fuga, vengono niente meno che dall’Inps, che alla fine del 2015 mise un faro sul fenomeno nel suo studio “World Wide Inps". L’Inps nel 2014 erogava all’estero 385mila trattamenti pensionistici, per più di un miliardo di euro in oltre 150 Stati. I dati del 2015, non disaggregati, parlano di una cifra nel frattempo salita a 406mila trattamenti. 
Dentro questi numeri c’è di tutto: l’emigrante italiano per lavoro (il fenomeno più storico), lo straniero immigrato che ha lavorato in Italia ed è tornato nel Paese di origine o, più in generale, il lavoratore che si muove in un mercato del lavoro globale. Quello che qui conta conoscere è il fenomeno dei ‘pensionati emigrati’.
Spiega l’Inps che, benché si tratti di un fenomeno di portata ancora limitata in termini assoluti, negli ultimi anni un numero sempre crescente di pensionati si trasferisce in Paesi in cui, pur in presenza di un livello sufficiente di servizi sociali, in particolari sanitari, il costo della vita è più basso di quanto avviene in Italia e il peso del fisco incide in misura inferiore sulle pensioni”. La ‘fuga dei pensionati’ ha quindi motivazioni personali, ragioni economiche e si lega ad aspettative su una diversa qualità della vita. Tra chi esce dall’Italia, ovviamente, ci sono anche gli stranieri che dopo la pensione decidono di tornare nel Paese di origine.

Il totale degli espatriati -  sono espatriati, negli ultimi cinque anni, 16.420 pensionati, 5.345 nel solo 2014. In termini di importi pagati, considerando solo la gestione privata, siamo passati dai 10 milioni del 2010 ai 91 milioni del 2014.
Il trend, per quanto marginale, spinse lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, a dirsene preoccupato, per più motivi. Primo, perché “questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta). Il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati Inps che rientrano”.  Secondo, e meno intuitivo, perché l’Italia è uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non-contributiva delle pensioni. Il famoso ‘retributivo’ che i giovani possono solo rimpiangere, serve quindi anche sovvenzionare questi trasferimenti. 

Due considerazioni -  “Perché non smettere di pagare prestazioni non contributive all’estero?” e “Perché non investire in servizi per gli anziani (ad es. HCP), al fine di ridurre la fuga dei pensionati ed attrarre pensionati dall’estero?”, si chiedeva il presidente dell’Inps. 
Secondo Gianluca Santacatterina molti di questi trasferimenti sono ‘per necessità’. “Comprare casa nella Repubblica Dominicana può costare anche solo 50mila euro. Chi compra considera anche che per tutto l’anno non avrà bisogno di pagare le spese di riscaldamento”. Chi si sposta, nell’esperienza del consulente immobiliare, “lo fa preferibilmente dove c’è caldo sempre”. Non tutto però è semplice. Da considerare ci sono le spese per l’assistenza sanitaria (“È la seconda domanda che i clienti fanno, dopo quella sul costo della casa”, dice Santacatterina). E c’è il rischio di cambio. Quando si acquista in valuta locale, in pochi anni quello che poteva sembrare un affarone può diventare un bidone se la moneta locale si svaluta.

Bisogna porre un argine al fenomeno - la prospettiva nel breve termine è quella di non potere intervenire con politiche sociali adeguate per mancanza di disponibilità liquide di bilanco, peraltro a serio rischio quelle già limitate in virtù della fine del Qe della Bce. In attesa di pianificare una politica concreta di sviluppo lavorativo e professionale nelle generazioni più giovani, la base imponibile dei pensionati è ancora una risorsa da tutelare. Un fatto è certo, a fronte di un sacrificio economico a carico dei redditi deve pur esserci un ritorno in termini di servizi. 
A tale proposito il fenomeno della desertificazione di una metropoli come Roma, da dove si sta concretizzando un esodo di aziende e di terziario in generale preoccupa e non fa certo sperare in un cambio di rotta verso l’ottimizzazione del prelievo fiscale. Chi rimarrebbe in una città come Roma, dove a fronte di continui sacrifici si riceve in cambio disservizio, disordine e sporcizia, oltre l’immobilità dell’Amministrazione nel miglioramento della situazione? Lo scollamento fra Amministrazione centrale e locale è un incentivo alla fuga di capitali, di pensionati e di giovani in cerca di futuro da dove il futuro non si intravede. Così la crescita diventa una chimera. 

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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