Sant'Orsola d'eccellenza, dai manichini robot all'insulina per bocca

03 dicembre 2015 ore 10:59, Americo Mascarucci
Sant'Orsola d'eccellenza, dai manichini robot all'insulina per bocca
Il Sant'Orsola di Bologna, con il suo eccellente polo pediatrico, è sempre più all'avanguardia nel campo della ricerca e dell'innovazione nella cura delle malattie infantili. 
L'ultima straordinaria novità è legata alla realizzazione di un centro di simulazione dove dei robot vengono in pratica utilizzati per simulare e dunque sperimentare tutte le reazioni patologiche di un bambino. 
I manichini – robot sono in condizione di simulare ogni tipo di reazione, dall’arresto cardiaco, alla crisi respiratoria passando dalle più comuni allergie. Naturalmente in base alle reazioni dei robot i medici saranno anche nelle condizioni di poter individuare le terapie migliori e più efficaci da praticare sul bambino che si trova in quelle particolari situazioni. Da una parte dunque il centro di simulazione punta ad incentivare la ricerca nel campo delle cure mediche più all’avanguardia nel settore della pediatria, dall’altro a formare medici sempre più specializzati nelle moderne tecnologie. 
Il centro di simulazione è ricostruito come un pronto soccorso, l’habitat naturale in cui si svolge l’assistenza e la cura del bimbo colpito da determinate patologie. 
Il manichino, proprio come un bimbo vero, reagisce alle manovre sanitarie e alle terapie che gli vengono applicate come succederebbe nella realtà, quindi se le 'mosse' dei medici sono giuste il bimbo ne trae giovamento, altrimenti la situazione peggiora. I robot sono pilotati da una stanza attigua, una vera e propria cabina di regia, dove medici appositi potranno o meno modificare le reazioni del bambino per insegnare come comportarsi in certi casi,  mantenendo la calma e praticando gli opportuni interventi. 
Il direttore generale del Policlinico, Mario Cavalli, evidenzia come “questo centro sia fondamentale per imparare le tecniche dell'emergenza ma non solo per quello. Per imparare a lavorare bene insieme e in sintonia ci vuole una continua esercitazione. Io che ho passato 25 anni in pronto soccorso so bene quanto è importante saper gestire le emergenze con questo approccio. Il centro di simulazione - spiega ancora Cavalli - è rivolto a tutti i professionisti, medici e infermieri, che lavorano qui dentro ma anche ai medici in formazione, di questa o di altre strutture". 
Il Sant'Orsola dunque si candida a diventare un vero e proprio centro di formazione e sperimentazione nazionale nel settore pediatrico. 
Ma non è tutto.
Passa sempre da qui la soluzione, o meglio le possibili soluzioni, che potrebbero consentire di combattere di più e meglio il diabete infantile. 
Fra le malattie tipiche dell’infanzia, il diabete mellito di tipo primo è dopo l’asma quella più grave. 
Negli ultimi anni è stato registrato un forte incremento dei casi di diabete insulino-dipendente nei bambini: più 75% nei minori di 4 anni, più 30% nella fascia tra i 4 e i 14 anni. L’incidenza non sembra invece aumentare nei ragazzi tra i 15 e 19 anni.
Non si tratta di una dinamica senza conseguenze ma, al contrario, di una sfida per la medicina. Con un diabete che compare già nell’infanzia aumenta infatti la durata del monitoraggio e, di conseguenza, il rischio di complicanze. 
Sono state avanzate varie ipotesi per spiegare la crescita dell’incidenza del diabete di tipo 1 nei bambini. Da un lato sono sotto accusa l’ambiente e l’alimentazione: si evidenzia, per es.che il numero dei casi di diabete tra i bambini cresce in misura inversamente proporzionale a quello dei bambini allattati al seno. Dall’altro fattori igienici, come la sterilizzazione dell’ambiente dei lattanti, potrebbero essere in grado di modificare il terreno immunitario generale attraverso l’apparato digestivo. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, vale a dire una reazione d’attacco dell’organismo contro le sue stesse cellule. A farne le spese sono in questo caso le cellule del pancreas che secernono l’insulina, necessaria alla corretta assimilazione degli zuccheri da parte del nostro organismo.

"Il sistema immunitario produce per errore anticorpi diretti contro le cellule beta delle isole del pancreas deputate alla produzione dell’insulina — spiega Andrea Pession, direttore della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Alma Mater e direttore della Pediatria del Sant’Orsola —. Impediscono quindi di secernere quest’ormone fondamentale per consentire al glucosio di entrare nelle cellule. Se non entra si accumula nel sangue con due conseguenze: l’iperglicemia e il fatto che, in mancanza della principale fonte energetica, si sciolgono altre sostanze che generano la chetosi, responsabile di una serie di gravi disturbi, fino allo scompenso metabolico, respiratorio e cardio-circolatorio".Tuttavia tre importanti novità potrebbero offrire soluzioni alla cura della malattia. 
"La prima è la tecnologia applicata al diabete — spiega Pession — Ci sono microinfusori e si stanno realizzando sistemi integrati con lo smartphone che fanno sì che il bambino possa ricevere l’insulina in modo continuo o intermittente senza la necessità di pungersi. Si tratta di presidi passati dal sistema sanitario della nostra Regione. La seconda riguarda le nuove insuline da somministrare per bocca, inalanti e transdermiche e sistemi con nano-particelle su cui si stanno facendo sperimentazioni. Infine c’è qualche tentativo di trapiantare le cellule beta che producano insulina o cellule staminali per far sì che il corpo smetta di fare autoanticorpi. Ma queste tecniche di terapia cellulare non hanno soddisfatto le attese". 
Insomma la scienza va avanti e offre nuovi strumenti e nuove modalità di cura. Fondamentale da questo punto di vista l'attività di ricerca, che il Sant'Orsola di Bologna sta portando avanti con eccellenti risultati. Alle novità ora speriamo seguano le conferme. 

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