Dna nelle unghie di Chiara Poggi: conferma choc della genetista

03 febbraio 2017 ore 12:48, Americo Mascarucci
Sul #delitto di #Garlasco è di nuovo scontro fra i legali della famiglia Poggi e quelli di Alberto #Stasi. La Corte d'Appello di Brescia ha respinto la richiesta di revisione del processo a Stasi per l'omicidio di Chiara #Poggi quindi l'ex fidanzato resta l'unico colpevole condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.
I legali avevano tentato di far riaprire le indagini dopo che una consulenza genetica aveva appurato come il Dna trovato nelle unghie di Chiara non appartenesse a Stasi ma fosse, secondo la difesa, riconducibile ad Andrea #Sempio un amico del fratello della vittima.
Per i magistrati però quel materiale sarebbe inutilizzabile ragione per cui non avrebbe senso riaprire il processo. 
Dna nelle unghie di Chiara Poggi: conferma choc della genetista
Ad alimentare nuovo clamore interno al caso, le dichiarazioni della famosa genetista Marina #Baldi che dopo aver visto e studiato i dati scientifici sul caso di Chiara Poggi, ha spiegato al settimanale Giallo che sotto le unghie della ragazza uccisa ci sarebbe "un Dna perfettamente confrontabile" con quello di Andrea Sempio. 

La Baldi sembra smentire i legali dell'accusa laddove sostengono che quel materiale sarebbe inutilizzabile sostenendo invece la sua perfetta utililità per effettuare un confronto.
La genetista però non ritiene comunque questa prova sufficiente a scagionare Stasi o ad incolpare Sempio che resta del tutto estraneo alla vicenda processuale. Anche perché ad incastrare Stasi vi sarebbero comunque altre prove.
 "Ritengo comunque che il processo per il delitto di Chiara ha già un suo colpevole - ha detto la Baldi - con sentenza passata in giudicato, che deve quindi essere rispettata, basata su molti altri fatti che sono chiaramente spiegati nelle motivazioni per me del tutto condivisibili. Nonostante il DNA sia proprio quello di Andrea Sempio, sostiene la Baldi, questo non fa di lui il colpevole". 
Per la genetista tuttavia sarebbe utile approfondire le indagini per fare luce su possibili aspetti che potrebbero essere stati trascurati in fase di indagine preliminare.
Ma per il momento la verità processuale resta quella che ha condannato Alberto Stasi. 
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