Omicidio Vasto, per Pm "nessuna attenuante a Di Lello". Cosa rischia

03 febbraio 2017 ore 19:00, Americo Mascarucci
"Procediamo per #omicidio volontario premeditato". Il procuratore Giampiero Di Florio non sembra disposto a fare sconti a Fabio di Lello, l’uomo che a #Vasto ha sparato davanti ad un bar e ucciso il 22enne Italo d’Elisa, il ragazzo al volante dell’auto che il primo luglio del 2016 ha investito lo scooter su cui viaggiava la moglie Roberta Smargiassi. La donna è morta nell’incidente. Nelle ultime ore da più parti ci si è chiesto se a Di Lello potessero essere riconosciute o meno delle attenuanti per il gesto compiuto, visto che l’uomo era sconvolto dal dolore per la perdita della moglie e inoltre da mesi cercava una giustizia che, a suo dire, tardava ad arrivare. 
Invece no, il Procuratore esclude attenuanti a carico dell’uomo confermando invece come l’omicidio sia connotato dalla volontà di uccidere, con l’aggravante della premeditazione. 
Di Lello insomma secondo il Pm non si sarebbe trovato al bar per caso sparando al ragazzo in seguito ad un raptus, vi si sarebbe recato appositamente con l’intenzione di uccidere d’Elisa e vendicare la morte della moglie. 
Omicidio Vasto, per Pm 'nessuna attenuante a Di Lello'. Cosa rischia

Il legale dell'uomo, Giovanni Cerella, subito dopo il delitto aveva dichiarato. 
"Dopo aver ucciso Roberta, nell'incidente, Italo D'Elisa non ha mai chiesto scusa, né mostrato segni di pentimento. Anzi, era strafottente con la moto: dava fastidio al marito di Roberta e quando lo incontrava, accelerava sotto i suoi occhi. Fabio era sotto shock - ha aggiunto - era depresso per la perdita della moglie". 
Secondo quanto riporta Il Giornale, gli inquirenti nell'ambito delle indagini avrebbero trovato alcun riscontro sul "comportamento sfrontato" con cui Italo, secondo gli amici e i legali di Di Lello, sarebbe "passato davanti al panificio della famiglia con il dito medio alzato" o avrebbe "impennato sgasando in motorino davanti a Fabio".
Gesti per cui, secondo la procura, nessuno dei familiari ha mai deciso di presentare una querela.
Per Di Lello quindi si prospetta anche il rischio dell’ergastolo dal momento che la premeditazione del delitto costituirebbe un aggravante.
Ma il procuratore sarebbe intenzionato a procedere anche contro quei gruppi Facebook che nelle ultime ore si sarebbero costituiti a difesa di Di Lello elogiando quanto fatto e rivendicando il diritto ad una giustizia fai da te. 
Tuttavia "con Facebook le difficoltà sono enormi perché ha i server all'estero e le rogatorie sono complesse", spiega Di Florio.

Intanto, presso l’obitorio dell’ospedale di Chieti, il medico legale Pietro Falco, su incarico del pm Gabriella De Lucia, titolare delle indagini, ha effettuato l’autopsia sul corpo del giovane. D’Elisa è stato colpito da tre colpi di pistola calibro 9, di cui uno mortale al collo.
Domani alle ore 10.30 nella chiesa di Santa Maria saranno celebrati i funerali.


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