Caffè come scudo contro il cancro alla prostata: serve un consumo alto

03 maggio 2017 ore 18:32, Andrea Barcariol
Il caffè come strumento di difesa dal cancro della prostata. E' quanto emerge dalla ricerca condotto dall'IRCCS Neuromed di Pozzilli in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità e l'IRCCS Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma su circa 7.000 italiani. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista International Journal of Cancer e mostra come la popolare bevanda, se consumata più tre volte al giorno, possa abbassare il rischio di ammalarsi di cancro della prostata del 53%. Numeri incredibili, ma si attendono conferme.

Caffè come scudo contro il cancro alla prostata: serve un consumo alto
Per verificare se fosse la caffeina, l’alcaloide presente nella pianta di caffè e nei sui semi (i ‘chicchi’), ad avere questa azione protettiva, i riceratori hanno direttamente testato l’effetto di estratti di caffè contenenti questo alcaloide su alcune cellule di cancro alla prostata coltivate in vitro: la riduzione del tumore si è rivelata molto significativa; al contrario, gli estratti di caffè privi di caffeina non hanno prodotto alcun effetto. La responsabilità dell’azione preventiva sui tumori è da attribuire alla caffeina, e non ad altre sostanze antiossidanti presenti nel caffè, come era stato ipotizzato in ricerche passate.

“Negli anni recenti sono stati condotti diversi studi a livello internazionale – ricorda George Pounis, ricercatore greco presso Neuromed e primo autore del lavoro, ma le evidenze scientifiche disponibili erano considerate insufficienti per trarre conclusioni e in alcuni casi i risultati apparivano contraddittorie. Il nostro scopo è stato ampliare le conoscenze, in modo da fornire una visione più chiara. Analizzando le abitudini relative al consumo di caffè, e mettendole a confronto con i casi di cancro alla prostata che si sono verificati nel corso del tempo abbiamo potuto evidenziare una netta riduzione di rischio, il 53%, in chi ne beveva più di tre tazzine al giorno". Insomma serve un quantitativo alto, non basta un consumo occasionale.

"Dobbiamo tenere presente - commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Nutrizionale - che lo studio riguarda una popolazione del Molise, che quindi beve caffè rigorosamente preparato all'italiana, cioè con alta pressione, temperatura dell'acqua molto elevata e senza l'uso di filtri. Questo metodo, diverso da quelli seguiti in altre aree del mondo, potrebbe determinare una maggiore concentrazione di sostanze bioattive. Sarà molto interessante approfondire questo aspetto. Il caffè è parte integrante dello stile alimentare italiano, che non è fatto solo di singoli cibi, ma anche del particolare modo di prepararli".

CAMPIONE -
è stato circoscritto alla sola realtà del Molise, dove si è soliti bere il classico caffè all’italiana, quindi realizzato senza l’uso di filtri e con pressioni e temperature assai elevate.

STUDI -
Secondo alcune ricerche il caffè riduce il rischio di diabete di tipo 2 dal 23% fino al 67%. Molti studi dimostrerebbero che il caffè riduce il rischio delle malattie degenerative più diffuse al mondo, dal 30% fino al 60% e aiuta il fegato a metabolizzare alcol e fruttosio.


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