La prova di un cancro in una goccia di sangue, è svolta nella diagnosi

03 novembre 2015, Americo Mascarucci
La prova di un cancro in una goccia di sangue, è svolta nella diagnosi
Il tumore potrebbe presto essere diagnosticato anche attraverso una sola goccia di sangue. 
E’ quanto emergerebbe da uno studio effettuato dall’Università Vrije di Amsterdam dove è stata sondata una tecnica che permette un rilievo della neoplasia con una percentuale di successo pari al 96%. 

Si tratterebbe di un’importante novità che del resto non è affatto nuova in Italia dove già da tempo si starebbe studiando un metodo di diagnosi capace di identificare il tumore attraverso il sangue. 

Uno specifico studio è sostenuto ad esempio dall'Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) e mira anche in questo caso a identificare i grandi tumori. Questo balzo in avanti della ricerca potrebbe permettere di identificare la malattia fino a due anni prima che divenga visibile in una tac. 
Entro dicembre verrà completato il test su 4.000 volontari. Fra 1-2 anni si potranno avere i risultati validi sull'efficacia. 

Un ricercatore italiano sta lavorando a un metodo che utilizza le analisi ematiche per 'smascherare' il tumore al colon-retto fin da un primo stadio. Se ne è parlato qualche mese fa al seminario della Società italiana di biofisica e biologia molecolare da Massimiliano Mazzone, che dopo un aver lavorato al centro di Biotecnologie mediche di Torino, ora lavora all'Università Cattolica di Leuven, In Belgio, dove dirige il laboratorio di Oncologia molecolare e angiogenesi.

"Siamo ancora in una fase sperimentale -  ha spiegato il coordinatore dello studio Tom Würdinger - ma potremo metterlo a punto e renderlo disponibile in 5 anni. È importante identificare la malattia in fase iniziale. Questa tecnica potrà salvare molte vite". 

L'aspetto che interessa di più i ricercatori, al di là delle possibilità di diagnosi precoce, è infatti quella di definire delle strategie capaci di ridurre drasticamente la mortalità, attraverso una prevenzione mirata, sulla base del singolo profilo di rischio individuale e attraverso una terapia ad hoc: la diagnosi preventiva sarà utile soltanto nella misura in cui ridurrà la mortalità tra i pazienti. 

"In pratica - afferma Ugo Pastorino, direttore della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell'Istituto nazionale tumori di Milano intervistato da Repubblica - andiamo a dosare nel sangue dei meccanismi, dei regolatori di crescita, che non sono solo attivi sulle cellule tumorali ma anche sulle cellule sane dell'organismo che però collaborano con il tumore; andiamo quindi a spegnere tutti quei meccanismi che servono al tumore per crescere, riattivando i meccanismi di difesa".

Insomma la lotta ai tumori potrebbe davvero raggiungere traguardi fino ad ora impensabili, rendendo sempre più possibile un'adeguata prevenzione ma ancora di più l'individuazione della forma di lotta più efficace e sicura. 

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