Mattarella ricorda il generale Dalla Chiesa, isolato e lasciato solo (come Piersanti)

03 settembre 2015, Americo Mascarucci
Mattarella ricorda il generale Dalla Chiesa, isolato e lasciato solo (come Piersanti)
"Il Prefetto Dalla Chiesa, con la sua inflessibile battaglia contro l'insidiosa opera di organizzazioni terroristiche e criminali e la sua azione intelligente e tenace, rappresenta particolarmente per le nuove generazioni un grande esempio".

Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nell’anniversario della sua uccisione ad opera della mafia avvenuta trentatre anni fa. Dopo aver servito lo Stato come generale dell’Arma dei Carabinieri e aver condotto con successo la lotta contro il terrorismo brigatista, Dalla Chiesa fu nominato prefetto di Palermo in seguito ad una lunga scia di omicidi che avevano insanguinato la Sicilia. Chiese di poter avere nella lotta alla criminalità organizzata gli stessi poteri straordinari che in precedenza lo Stato gli aveva concesso contro le Brigate Rosse ma al di là di generiche promesse e rassicurazioni non ottenne nulla.

“Ho gli stessi poteri del prefetto di Forlì” ebbe a lamentarsi quando si rese conto che, con le leggi ordinarie, era impossibile contrastare Cosa Nostra

Eppure non si arrese e in quei cento giorni del 1982 che separarono il suo arrivo a Palermo dalla morte, tentò di colpire la mafia al cuore, cioè negli affari, disponendo una minuziosa indagine bancaria sui conti di tutti gli imprenditori in odore di mafia con l’obiettivo di risalire agli interessi imprenditoriali di Cosa Nostra a suo giudizio strettamente correlati agli omicidi. Fu ostacolato dentro e fuori la Prefettura ma quando la mafia capì che Dalla Chiesa, con o senza i poteri straordinari, non avrebbe dato tregua alle cosche, decise di eliminarlo. 

Dalla Chiesa fu trucidato mentre era a bordo della sua macchina in compagnia della moglie Emanuela Setti Carraro, anche lei barbaramente assassinata insieme all’agente di scorta. "Nella ricorrenza del 33° anniversario del vile attentato in cui persero la vita il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo, desidero rendere il partecipe e commosso omaggio del popolo italiano e mio personale alla loro memoria", ha aggiunto ancora Mattarella. 

“Il sacrificio di uomini e donne impegnati nella lotta alla violenza mafiosa e nella strenua difesa dei principi democratici costituisce un costante e severo richiamo, per le istituzioni e i cittadini, a una comune offensiva contro ogni forma di criminalità organizzata e le sue ramificazioni nel tessuto sociale. Con la ferma convinzione che la salvaguardia dei valori della democrazia e della libertà vada garantita con la mobilitazione e il contributo di tutti i soggetti istituzionali e delle forze politiche e sociali, rinnovo le espressioni di vicinanza alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo". 

Un giudizio quello di Mattarella che sicuramente non può essere considerato di circostanza visto che il Capo dello Stato ha visto ucciso il fratello Piersanti, per le stesse identiche ragioni che hanno portato all’assassinio di Dalla Chiesa; la volontà cioè di rompere il sodalizio fra mafia e tessuto imprenditoriale siciliano, togliendo alle cosche la linfa per vivere. Piersanti Mattarella tentò di farlo da Presidente della Regione e come Dalla Chiesa fu isolato e lasciato in balia di Cosa Nostra. 
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