Scoperta horror all’ospedale Ruggi: piede amputato tra le lenzuola sporche

30 gennaio 2017 ore 21:14, Luca Lippi
Avvolta nelle lenzuola che dovevano essere lavate, c’era un #piede umano. Alcuni dipendenti della ditta che si occupa del lavaggio della biancheria utilizzata agli ospedali riuniti San Giovanni di Dio-#Ruggi d’Aragona di #Salerno hanno fatto la sconvolgente scoperta. Il fatto è accaduto giovedì scorso e la denuncia all’autorità è stata immediata.
Secondo La Città di Salerno, è stata presentata denuncia da parte dei responsabili dell'Azienza ospedaliera "Ruggi" contro ignoti. Resta il mistero su come ha fatto quella parte di piede a finire tra le lenzuola sporche. L'azienda e l'arma stanno cercando di venire a capo dell'increscioso episodio.
La parte anteriore del piede è considerata una piccola parte dell’arto, e non un arto intero, e per questo che avrebbe dovuto essere depositato nel contenitore dei rifiuti speciali destinati allo smaltimento presso un inceneritore. Ma qualcosa non ha funzionato nel percorso. L’episodio è stato scoperto giovedì, ma potrebbe anche trattarsi di un ’amputazione eseguita su un paziente diabetico e avvenuta nei giorni precedenti.
L’ipotesi principale riguarda la possibilità che si tratti di un arto amputato che, per cause tuttora oscure, sia finito tra i panni sporchi invece che “smaltito” secondo le modalità previste dalla legge, e cioé seppellito al cimitero, nell’area dedicata alle parti anatomiche amputate. La normativa relativa allo smaltimento è abbastanza rigorosa e impone trattamenti obbligatori e il rispetto di regole di polizia mortuaria e di igiene pubblica che ricordano molto da vicino il trattamento previsto per i cadaveri e le salme.

Scoperta horror all’ospedale Ruggi: piede amputato tra le lenzuola sporche

Con l’entrata in vigore del DPR 254/03 il regime autorizzatorio per le parti anatomiche riconoscibili, è affidato all’AUSL competente per territorio. 
Il comune, dunque, non ha più titolo in materia se non in caso di sezioni di cadavere non “prodotte” da strutture sanitarie, per le quali, invece, varrebbe sempre l’Art. 6 comma 2 DPR 285/1990. 
Viene spesso lamentato il fatto che le parti anatomiche riconoscibili da avviare a sepoltura in cimitero (quelle non riconoscibili ai sensi del DPR 254/03 debbono esser smaltite solo ed esclusivamente in impianti di termodistruzione e non in crematorio) vengano avviate alla fossa entro contenitori di varia dimensione, una volta dopo esser state trattate con formalina, al fine di evitare la decomposizione quando erano ancora conservate presso la struttura sanitaria che le ha “prodotte” come rifiuto ospedaliero.

autore / Luca Lippi
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