Lavoro, l'Istat boccia il governo. Dopo Expo un fiume di precari

30 giugno 2015, Luca Lippi
Lavoro, l'Istat boccia il governo. Dopo Expo un fiume di precari
Gli economisti non hanno la sfera di cristallo, figurarsi gli istituti di statistica. 

Il boom di occupati di aprile non è confermato, e noi (è stato troppo facile) lo avevamo segnalato in tempi non sospetti.
I dati Istat diffusi oggi ci dicono che è stato fatto un passo indietro con -63 mila occupati, lo 0,3% in meno rispetto al mese precedente. Stabile al 12,4% la disoccupazione che a maggio si è confermata ai livelli del mese precedente. 

Stupore e sconcerto da parte del governo che si aspettava una manifestazione statistica diversa spinta dalla riforma del mercato del lavoro, ma chi segue la “civetta” conosce bene i motivi per cui la riforma avrà “forse” un impatto positivo fra qualche anno (come tutte le riforme) e che la propaganda ha preso la mano alla serietà dell’”arte politica”.

Rispetto a dodici mesi fa, l'occupazione è in crescita dello 0,3% (+60 mila) e il tasso di occupazione di 0,3 punti. Il tasso di occupazione, pari al 55,9%, cala nell'ultimo mese di 0,1 punti percentuali. 

Il numero di disoccupati rimane sostanzialmente invariato su base mensile. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è diminuito dell'1,8% (-59 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,2 punti percentuali. 

Il numero d’individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell'ultimo mese (+0,3%, pari a +36 mila), dopo il calo dei quattro mesi precedenti. Il tasso d’inattività, pari al 36,0%, aumenta di 0,1 punti percentuali. 

Su base annua gli inattivi diminuiscono dello 0,9% (-135 mila) e il tasso d’inattività di 0,2 punti.

Riguardo all’occupazione giovanile, gli occupati da 15 a 24 anni sono diminuiti del 2,8% rispetto ad aprile (-26 mila). Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 41,5%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente, complice il contestuale calo del numero di giovani disoccupati (-20 mila, pari a -3,1%). 

La conclusione è sempre la stessa, a fine EXPO ci sarà una valanga di precari che torneranno disoccupati, se poi facessimo il calcolo di quanti di questi occupati fra tre anni (esaurite le facilitazioni, e incassato il bonus) saranno riconfermati (soprattutto tutti quelli che hanno dovuto subire l’onta del licenziamento per potere essere riassunti con i nuovi contratti totalmente scevri di ogni tutela) non vorremmo essere nei panni dell’Istat certificatore di una catastrofe senza precedenti.

Riponiamo tutta la fiducia necessaria negli imprenditori seri che hanno sempre sostenuto l’economia del Paese nonostante le continue vessazioni, nella speranza che continuino a farlo.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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