Le buone notizie le porta Draghi (e arrivano il 2 giugno): c'è fiducia

30 maggio 2016 ore 21:47, Micaela Del Monte
L'outlook sull'inflazione europea sta migliorando leggermente. E' il titolo di un report di Standard & Poor's, che prevede un possibile aumento delle stime sul carovita da parte della Bce di Mario Draghi, nel meeting di questa settimana, giovedì 2 giungo.

“La Bce probabilmente annuncerà stime più forti sull’inflazione… tre fattori stanno rafforzando l’inflazione, a nostro avviso: i prezzi del petrolio più elevati; i segnali che indicano che la Fed potrebbe alzare i tassi il mese prossimo, e la notevole resistenza dell’economia dell’Eurozona”. Così ha detto Sophie Tahiri, economista della divisione di Global Rating di Standard & Poor’s nel report pubblicato oggi “The Eurozone’s Inflation Outlook Is (Slightly) Improving.” Ovvero, “l’outlook sull’inflazione dell’Eurozona sta (lievemente) migliorando”.

Le buone notizie le porta Draghi (e arrivano il 2 giugno): c'è fiducia
Nello sviluppare la sua tesi, Tahiri ha sottolineato anche che: "Per prima cosa, i prezzi del petrolio sono superiori alle stime della Bce per il 2016 del 30% e in rialzo +75% rispetto al fondo testato alla fine di gennaio di quest’anno. Il Brent al momento è scambiato vicino a $50 al barile. Seconda cosa, -ha aggiunto Tahiri- i dati più solidi relativi all’economia Usa, combinati con un tono più da falco della Fed, hanno aumentato la probabilità di un rialzo dei tassi a giugno. Ancora, la Fed sta affrontando il compito difficile di permettere ai mercati di prezzare un’imminente politica più restrittiva, senza scatenare un altro round di gravi turbolenze. Infine, -ha concluso l'economista- l’economia dell’Eurozona e la domanda interna, in particolare, si sono mostrate resistenti in modo notevole, a fronte di un contesto esterno difficile. Nonostante la caduta degli indici di fiducia e l’aumento della volatilità sui mercati finanziari all’inizio dell’anno, il Pil dell’Eurozona ha accelerato il passo in modo marcato nel corso del primo trimestre (+0,5%), con una crescita che è stata superiore a quella degli Stati Uniti e del Regno Unito nello stesso periodo dello scorso anno.

In una tale situazione, S&P ritiene meno probabile che, verso la fine dell’anno, la Bce di Mario Draghi spingerà ulteriormente verso il basso i tassi di interesse già negativi. “E’ possibile che la Bce sia stata troppo negativa sull’inflazione, e crediamo probabile che annuncerà stime più solide” in settimana. L’agenzia di rating ricorda che le stime attuali della Bce prevedono un tasso di inflazione in media dello 0,1% quest’anno, dell’1,3% nel 2017 e dell’1,6% nel 2018, “ben al di sotto del target ‘inferiore, ma vicino al 2%”.
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