Chemioterapia quasi superata con la peptide: la nuova sostanza anti-cancro

30 novembre 2015 ore 14:25, Marta Moriconi
Chemioterapia quasi superata con la peptide: la nuova sostanza anti-cancro
La chemioterapia è sempre più vecchia. E la ricerca contro il cancro è sempre più avanti. L'ultima novità viene dall
'Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) e in collaborazione con l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e grazie al Cnr-ministero dell'Economia e finanza "FaReBio di qualità"...  Ma a lavorarci su sono stati anche i collaboratori dell'Università di Perugia, dell'Università Cattolica di Roma, dall'Istituto Regina Elena di Roma, dell'Istituto europeo per la ricerca sul cervello (Ebri)-Rita Levi Montalcini e dall'Università di Leuven in Belgio.
Per sconfiggere "il male del secolo" come viene definito, la scienza medica ha scoperto il potere di una nuova sostanza che potrebbe addirittura debellare anche i tumori più aggressivi e che spesso non lasciano speranze.

Sotto la lente d'ingrandimento degli studiosi è finita questa volta la proteina p53, capace di una potente reazione contro le cellule impazzite, ma spesso sopita. Il rischio di riattivarla con terapie testate può produrre però risultati negativi scatenando tossicità altrettanto pericolose per l'essere umano. La peptide dunque va messa a punto. Cos'è? E' la sostanza capace di riattivare il soppressore tumorale. In pratica è capace di annullare il legame tra gli inibitori MDM4 e MDM2, come è spiegato sulla rivista scientifica Cancer Research. E' proprio la divisione cellulare il punto su cui lavorare. Quando le cellule non si duplicano in modo corretto, ecco che "scatta" il tumore. Con peptide il processo è tenuto sotto controllo, e scatta l'allarme quando qualcosa va storto: si identificano gli errori di Dna nella nuova molecola, con tanto di divisione interrotta. Parte anche la riparazione e l'oncosoppressore p53, che quando si è in presenza di tumori è alterato e non segnala (perché è lui il controllore) "l'anomalia in corso"

Spiegano i ricercatori: "Attivando la p53 aumentiamo a tal punto la velocità della macchina che la cellula muore, ma senza danneggiare le cellule sane". Intanto Fabiola Moretti dell’Ibcn-Cnr che guida il gruppo di ricerca spiega: “Rispetto alla sostanza individuata in questo studio, le terapie sviluppate finora per riattivare p53 nei tumori non sono in grado di bloccare simultaneamente i due inibitori; inoltre una prima sperimentazione clinica, ha anche evidenziato una forte tossicità di una di queste terapie, dovuta al danneggiamento di alcuni tessuti sani”. Ecco perché si tratta di una fase 1. La sostanza dovrà essere trasformata in farmaco. Una cosa alla volta... 
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