La benzina non aumenta. Cosa paghiamo con le accise?

30 settembre 2015, intelligo
La benzina non aumenta. Cosa paghiamo con le accise?
La tanto sospirata notizia è uscita da Palazzo Chigi. Il Consiglio dei ministri ha deciso che non applicherà l’aumento delle accise che, invece, avrebbe dovuto partire dal primo di ottobre. 

Aumento in realtà previsto dalla clausola di salvaguardia per la mancata entrata di 728 milioni dell’estensione del reverse charge alla grande distribuzione. Lo ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Fin qui la notizia buona. Quella meno buona è scoprire quante accise paghiamo e soprattutto per cosa. In totale si tratta di 0,41 euro di cui 0,5 euro riguardano l’Iva. 

Va poi considerato che dal ’99 una legge consente alle Regioni di introdurre una tassa autonoma sulla benzina. A questo si aggiunge la tassa di fabbricazione sui carburanti. E il costo complessivo sale a 88,35 centesimi per la benzina e 74,81 centesimi per il gasolio. 

Se poi si va a vedere per cosa paghiamo le famigerate accise, si scopre che esiste ancora quella di 1,90 lire – ricalcolata in euro - per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936. 

Quattordici lire le paghiamo per il 1956, anno in cui esplose la crisi del canale di Suez. E ancora: 10 lire per il disastro del Vajont (1963) e altrettante per l’alluvione di Firenze (1966). Paghiamo un’accisa pari a 75 lire – corrispettivo in euro – per il post terremoto dell’Irpinia del 1980 e 205 lire per la guerra del Libano datata 1983. L’elenco è lungo e aggiornato fino all’altroieri con 0,02 euro per i terremoti dell’Emilia, due anni fa. 

LuBi

autore / intelligo
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