Solo sospetti sull'infermeria Killer, la Regione si difende: "Non potevamo fare altro"

31 marzo 2016 ore 14:59, Americo Mascarucci
I carabinieri del Nas di Livorno hanno arrestato un'infermiera di 55 anni con l'accusa di omicidio volontario continuato. 
La donna impiegata all'Ospedale civile di Piombino, avrebbe ucciso 13 pazienti tra il 2014 e il 2015 somministrando loro dosi letali di eparina. Tutti erano ricoverati, a vario titolo e per diverse patologie, presso l'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione del nosocomio. L'eparina è un farmaco anticoagulante non previsto dalle terapie prescritte ai pazienti. Il medicinale non figurerebbe nei piani terapeutici dei pazienti dell'ospedale toscano. Il farmaco avrebbe causato rapide, diffuse e irreversibili emorragie con decessi conseguenti. Le analisi hanno riscontrato concentrazioni anche 10 volte sopra la norma. Da tempo l'Asl aveva avviato un'indagine interna per le morti sospette.
Dopo l'arresto la donna, che era arrivata in Toscana agli inizi degli anni '80, è stata trasferita nel carcere di Pisa. Pare soffrisse di depressione aggravata da abuso di alcool e stupefacenti.

Solo sospetti sull'infermeria Killer, la Regione si difende: 'Non potevamo fare altro'
L’assessore alla Sanità della Regione Toscana Stefania Siccardi ha dichiarato a Il Tirreno: "Non si penserà davvero che i Nas siano arrivati in ospedale a Piombino per caso, vero? Ci sono arrivati dietro segnalazione della Regione - ci tiene a precisare - L’Asl di Livorno e il dipartimento della Gestione del Rischio clinico si sono accorte di anomalie nei dati dei decessi all’Utic. I dati non erano allineati con la media. Abbiamo così allertato la procura ed è stata aperta un’indagine".
L'assessore poi spiega: "L’infermiera è stata trasferita quando ci sono state prove reali che potesse essere implicata nei decessi. Non ci dobbiamo dimenticare due fatti essenziali: il primo è che la sanità toscana ha 55mila dipedenti; il secondo è che era in servizio in un reparto (rianimazione) dove spesso la gente muore. L’abbiamo spostata agli ambulatori, in un reparto dove non potesse nuocere. E in tutta risposta ha fatto causa all’Asl per trasferimento illegittimo. Ma forse, ora, dopo l’arresto avremo qualche elemento per vincere la causa di lavoro. Perché l’esperienza dell’infermiera di Piombino ce lo insegna. Per spostare un dipendente anche in una circostanza grave come quella, ci vogliono prove evidenti e grandi come case. E comunque non ci mettono al riparo dalle cause".
E adesso? "Apriremo un' inchiesta interna - assicura l'assessore - Vogliamo capire se questa vicenda dipenda solo dalle condizioni psicologiche dell’infermiera o se ci sia qualche elemento di controllo ulteriore da inserire nel sistema sanitario".

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