Conferenza Osce a Belgrado, il Kosovo spinge la Serbia fra le braccia di Mosca

04 dicembre 2015 ore 15:47, Americo Mascarucci
Conferenza Osce a Belgrado, il Kosovo spinge la Serbia fra le braccia di Mosca
La notizia di per sé non sarebbe nemmeno così rilevante, visto che da sempre la Russia è un alleato strategico della Serbia. Tuttavia, di fronte allo scontro in atto fra Mosca e la Turchia, il fatto che il Presidente della Repubblica di Serbia Tomislav Nikolic, abbia ribadito pieno sostegno a Putin e al regime siriano di Bashar Al Assad  assume un significato tutt’altro che marginale. 
In un incontro con il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov, a margine della conferenza Osce in corso a Belgrado, Nikolic si è detto convinto che la Russia abbia gestito la crisi con la Turchia correttamente e che abbia tutto il diritto di "evitare che ai suoi confini vi siano minacce alla pace".
Pieno sostegno della Serbia anche all’azione del presidente Assad. “E’ l’uomo che è stato scelto dal popolo siriano e merita di guidarlo. Nessun imposizione senza la volontà del popolo potrà essere messa in atto”. 
In questo senso Nikolic ha criticato i tentativi dell’Occidente volti a rovesciare il regime di Assad.  “La lotta contro lo Stato Islamico non è stata univoca ma selettiva e spesso non contro i terroristi ma volta a rovesciare il legittimo governo”.

Una posizione che la Serbia sostiene anche pro domo suo, visto che il Paese che per anni ha egemonizzato l’ex Jugoslavia vedendo la federazione slava creata da Tito crollare sotto i colpi dell’indipendentismo della Croazia, della Slovenia, della Bosnia-Erzegovina ecc. è ora alle prese con le spinte autonomiste del Kosovo a maggioranza musulmana. 
E il tema dei kosovari ovviamente è al centro dell’incontro fra Russia e Serbia. Il Kosovo ha infatti proclamato unilateralmente l’indipendenza, nonostante una risoluzione Onu abbia ribadito che il Kosovo appartiene alla Serbia. Tuttavia pur in presenza di un atto illegittimo, adottato in violazione della risoluzione Onu, dalle Nazioni Unite non è giunto alcun ammonimento nei confronti del governo kosovaro che si sente tuttora legittimato a proseguire sulla strada intrapresa.
Le trattative fra Belgrado e Pristina sono ferme al palo, nonostante la Serbia si sia detta disponibile a riconoscere maggiore autonomia al Kosovo. E a complicare la soluzione della controversia si è aggiunta pure l’Unione Europea che in maggioranza sostiene le rivendicazioni kosovare.
Appare evidente dunque come in uno scenario simile la Serbia abbia tutto l’interesse a mantenere un canale privilegiato con Mosca. Tuttavia Nikolic ha auspicato un raffreddamento delle tensioni fra Russia e Turchia invitando le autorità di Ankara ad ammettere le proprie responsabilità nell’abbattimento dell’aereo russo, punendo i responsabili dell’accaduto. Oltre a ringraziare la Russia e Vladimir Putin per la lotta contro il terrorismo, Nikolic ha sottolineato che il suo paese non imporrà mai sanzioni alla Russia, “a meno che non avvenga qualche grave crimine contro l’umanità”. 
Accusa per altro con cui i serbi hanno dovuto fare i conti nell’ambito della lunga guerra nei Balcani, verso la quale, va detto, l’Occidente è sembrato utilizzare due pesi e due misure. Inflessibile con la Serbia come dimostrano i violenti raid aerei contro Belgrado del 1999 e poco attenta alle violenze dei musulmani kosovari contro i serbi. Sembra quasi che con gli integralisti islamici, europei e non, Usa e Europa amino procedere con i piedi di piombo o peggio in guanti bianchi.

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